Virtù
teologali - la speranza
della
Comunità Cattolica "Cristo
Maestro"
La
comparsa dell'abominio della desolazione
Una
riflessione approfondita merita certamente la menzione dell'abominio
posto nel luogo santo, che si presenta agli occhi del lettore
come una indicazione dal carattere piuttosto ermetico. Non
è comunque difficile risalire alla natura di questa
realtà preannunciata da Gesù, anche se è
difficile poter dire a che cosa storicamente potrà
corrispondere. L'espressione utilizzata da Cristo è
inserita nel suo discorso escatologico come una citazione
del libro di Daniele, e proprio da questo bisogna partire
per cercare il senso di questa immagine profetica. Il punto
di riferimento è costituito esattamente da Dn
9,27: "Egli stringerà una forte alleanza
con molti… farà cessare il sacrificio e l'offerta;
sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione
e ciò sarà fino alla fine". Il concilio
di Trento dà una precisa interpretazione di questo
versetto: riprendendo il tema dell'Anticristo per due volte,
nella sessione del 6 Agosto 1547 e in quella del 10 Dicembre
1551. I due testi non differiscono sostanzialmente nel contenuto:
punto di partenza di entrambi è il mistero dell'Eucaristia.
Facendo leva sulla pericope di Daniele relativa alla introduzione
nel Tempio dell'abominio della desolazione, il Concilio
afferma che vi si annuncia la presenza nella Chiesa dell'Anticristo,
un uomo sinistro che sorgerà nella fase finale della
storia dell'umanità e che, analogamente alla durata
del ministero pubblico di Gesù, godrà di un
potere tirannico per un periodo di circa tre anni e mezzo
(ossia lo spazio di metà settimana citato dal v.
27, dove un giorno corrisponde a un anno). Trento si preoccupa
di sottolineare, in entrambi i testi in questione, un particolare
relativo al sacramento dell'Eucaristia: l'Anticristo metterà
in atto una persecuzione contro i cristiani che culminerà
nella proibizione di celebrare pubblicamente il sacrificio
cristiano. Nella prospettiva conciliare l'abominio della
desolazione profetizzato da Daniele altro non sarebbe che
il regno stesso dell'antagonista di Cristo che, in una parodia
dell'Incarnazione, presenterà se stesso come l'autentica
divinità a cui si deve il culto, negando di conseguenza
ogni valore alle istituzioni cristiane e, in particolare,
al sacramento dell'Eucaristia.
Il significato basilare del testo di Daniele ha un preciso
riferimento storico, che risale all'epoca della dominazione
ellenistica sulla Palestina. Antioco IV Epifane voleva trasformare
Gerusalemme in un centro culturale come Atene e Alessandria,
cancellando le usanze ebraiche e il culto giudaico. Egli
giunse persino a introdurre nel Tempio di Gerusalemme una
statua di Giove capitolino, una profanazione spudorata che
non era mai avvenuta in questi termini nella storia di Israele
e che parve intollerabile alle frange più osservanti
del giudaismo. Il senso letterale dell'abominio della desolazione
va perciò ricercato in quell'idolo introdotto nel
Tempio. Nelle parole di Gesù, tuttavia, l'abominio
della desolazione ha pure un significato profetico, capace
di riferirsi a un fatto non ancora accaduto e che avrà
luogo alla fine dei tempi. In questo secondo livello, a
cui Cristo conduce intenzionalmente l'attività interpretante
dei suoi discepoli, il "luogo santo" non è
più il Tempio di Gerusalemme, che peraltro non riveste
oramai alcun ruolo religioso per la comunità cristiana.
Il luogo santo adesso è la Chiesa. Cristo intende
dire che, alla fine dei tempi, prima del suo ritorno glorioso,
nella Chiesa avverrà qualcosa di simile all'introduzione
di un idolo, come quell'antico "abominio della desolazione".
In cosa poi esso esattamente consista, non è facile
dirlo. Si può solo ipotizzare. Se il concilio di
Trento identifica questo idolo con lo spirito falsificatore
dell'anticristo, e se il Catechismo della Chiesa Cattolica,
come vedremo, parla di una impostura religiosa degli ultimi
tempi, allora, probabilmente, questo idolo innalzato nel
luogo sacro (la Chiesa) sarà Cristo stesso ma annunciato
in modo alterato; sarà un vangelo svuotato del suo
contenuto soprannaturale; sarà un'esperienza cristiana
completa nei suoi comportamenti e ritualismi esterni, ma
priva della sua forza interiore di rinascita; in una parola:
sarà la grande apostasia degli ultimi tempi, in cui
il cristianesimo non sarà né negato né
contraddetto, ma sarà vissuto meccanicamente come
un ingranaggio privo di vita: "con la parvenza
della pietà, mentre ne hanno rinnegato la forza interiore"
(2 Tm 3,5). Esso costituirà uno
dei segnali della vicinanza del ritorno di Cristo. Riteniamo
che al di là di questo per ora non si possa andare;
ad ogni modo, i passi biblici relativi agli eventi finali
saranno molto più chiari solo alla luce dei fatti
che si svolgeranno, e che i cristiani allora viventi saranno
chiamati a leggere e interpretare correttamente.
Cediamo ancora una volta la parola al Catechismo della Chiesa
Cattolica, che descrive così gli eventi finali della
nostra storia: "Prima della venuta di Cristo, la
Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà
la fede di molti credenti… il mistero dell'iniquità
si svelerà sotto la forma di una impostura religiosa
che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi,
al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima
impostura religiosa è quella dell'anticristo"
(CCC n. 676).
Il testo è così chiaro che quasi non necessita
di commento, e in certo senso contiene gli elementi più
essenziali per l'individuazione dell'abominio della desolazione
innalzato nel luogo sacro, come segno dei tempi finali.
Il cammino storico della Chiesa non va considerato come
un movimento trionfale verso la definitiva vittoria, ma
va visto piuttosto come una replica della vita del Gesù
storico, il quale va verso la vita definitiva passando attraverso
la solitudine e il dolore del Venerdì Santo; la Chiesa,
suo Corpo terrestre, dovrà anch'essa patire il suo
Getsemani e la sua crocifissione, prima di entrare nella
gloria definitiva della celeste Gerusalemme. Il Giuda che
consegnerà la Chiesa ai suoi aguzzini sarà
lo spirito dell'anticristo, che provocherà una generalizzata
apostasia, a causa della quale il cristianesimo resterà
in piedi solo nelle sue forme esterne, rimanendo svuotato
della sua forza rinnovatrice, e sarà proprio questa
quell'impostura religiosa di cui si fa cenno al n. 676 del
CCC e quell'abominio della desolazione annunciato direttamente
da Gesù. Il medesimo numero del Catechismo sembra
prevedere, prima del ritorno di Cristo, oltre a una generale
apostasia, anche una persecuzione cruenta contro i cristiani,
come si percepisce dietro l'espressione di apertura: "Prima
della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso
una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti…";
lo scuotimento della fede potrà essere probabilmente
una prova dolorosa (una persecuzione?), giacché l'apostasia
non scuote la fede, ma la uccide come in una eutanasia.
Nel discorso escatologico di Gesù, le persecuzioni
cruente sono comunque previste nel quadro degli eventi finali,
e forse il CCC allude proprio a questo