Le
virtù cardinali della
Comunità Cattolica "Cristo
Maestro" La
temperanza Il
Catechismo della Chiesa Cattolica ne dà la definizione
al n. 1809. Riassumiamone i termini fondamentali:
la virtù della "temperanza" modera
l'attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell'uso
dei beni creati. Essa assicura il dominio della
volontà sugli istinti. La definizione biblica della
temperanza si trova in Sir 18,30: "Non
seguire le passioni; poni un freno ai tuoi desideri".
Andiamo adesso alla ricerca di un insegnamento biblico più
completo su questo argomento. La virtù della temperanza
è considerata accessibile solo all'uomo che si pone
alla ricerca della sapienza: "La sapienza insegna
la temperanza e la prudenza" (Sal
8,7). L'uomo che non apprezza l'istruzione, e non si pone
in ascolto con amore della verità, non giunge all'esperienza
della virtù. Per questa ragione, l'Apostolo Pietro
esorta ad aggiungere "alla conoscenza la temperanza"
(2 Pt 1,6). Infatti, non si giunge alla
virtù della temperanza senza la conoscenza di Dio
e di Cristo. La Bibbia parla della temperanza anche
con altre parole, quali "moderazione", "sobrietà",
"dominio di sé". Sono comunque sinonimi
che intendono descrivere la medesima realtà. La
prima e più esteriore manifestazione della temperanza
riguarda il rapporto materiale con il mondo esterno.
In questo ambito, la virtù suggerisce il giusto mezzo
nella fruizione dei beni. Nella assunzione del cibo la Bibbia
indica una costante moderazione: "Hai davanti una
tavola sontuosa? Non spalancare verso di essa la tua bocca"
(Sir 31,12). E' molto chiaro che con ciò
si intende condannare l'ingordigia; più avanti si
afferma infatti: "Mangia da uomo ciò che
ti è posto innanzi e non masticare con voracità"
(Sir 31,16). Non è assente da tutto
questo una giusta attenzione alla salute del corpo che rischia
di essere danneggiata dagli eccessi: "Sonno salubre
con uno stomaco ben regolato, al mattino si alza e il suo
spirito è libero" (Sir
31,24).
Vi è poi anche un rapporto moderato che la Bibbia
suggerisce di instaurare con il lavoro: "La tua
attività non abbracci troppe cose" (Sir
11,10-13). E' sinonimo di squilibrio lanciarsi su molte
iniziative o attività contemporaneamente, col rischio
di fare tutto e tutto male. Nella stessa linea si muove
anche Qoelet, sebbene a proposito del lavoro
intellettuale, dello studio e della scienza: "I
libri si moltiplicano senza fine, ma il molto studio affatica
il corpo" (12,12). Dietro ciò si percepisce
la preoccupazione di fondare su una misura di moderazione
non solo la vita materiale ma anche quella intellettuale.
Un ambito particolare su cui occorre esercitare la virtù
della temperanza è rappresentato dalla propria vita
interiore: "Con ogni cura vigila sul tuo cuore"
(Prv 4,23). Oggetto specifico di questa
vigilanza sono le passioni, che la virtù della temperanza
avrà il compito di mantenere dentro la misura degli
opportuni equilibri. L'insegnamento biblico, sia nell'AT
che nel NT, si sofferma con particolare attenzione sulla
passione dell'ira, che è in molti modi condannata.
Possiamo fare qualche esempio: "L'iracondo commette
sciocchezze" (Prv 14,17); "Il
rancore e l'ira sono un abominio, il peccatore li possiede"
(Sir 27,30); "Scompaia da voi
ogni asprezza, sdegno, ira… siate invece benevoli gli uni
verso gli altri" (Ef 4,31-32);
"L'ira dell'uomo non compie ciò che è
giusto davanti a Dio" (Gc 1,20).
In sostanza, chi non è capace di moderare la passione
dell'ira esce inevitabilmente dai confini della volontà
e del beneplacito di Dio. E quel che diciamo dell'ira vale
senz'altro, com'è ovvio, per tutte le altre manifestazioni
dell'istinto naturale che devono essere mantenute dalla
virtù della temperanza sotto il controllo della ragione
e sotto l'illuminazione della fede.
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