Condotta
ammirabile della Divina Provvidenza
di
Sant'Alfonso Maria de'Liguori
PARTE
SECONDA
CAP. III. Progressi della religione cristiana dopo la depressione
degli ebrei.
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CAP.
III. Progressi della religione cristiana dopo la depressione
degli ebrei.
SOMMARIO
1.
Restano gli ebrei desolati sino alla fine del mondo, in
cui si convertiranno. 2. Frattanto sino a quel tempo viveranno
sempre abborriti da tutti. 3. Il tempio distrutto dimostra
il Messia già venuto. Gli ebrei hanno da pagare per
andare a piangere la loro città e tempio distrutti.
4. Indarno Giuliano apostata volle riedificare il tempio.
5. Inganno degli ebrei in non aver veduto il Messia fatto
a lor genio. Loro decreto di più non computare gli
anni delle 70. settimane di Daniele. 6. Progressi della
religione per tutta la terra. 7. Glorie della fede a tempo
di Costantino. 8. Il demonio, abbattuta l'idolatria, fa
sorgere l'eresie di molti empi, come di un Ario, Macedonio,
Nestorio, Eutichete, Pelagio, ecc. 9. Ultimamente poi di
Lutero, di Calvino, e di altri novatori. 10. Ma tutti son
rami inutili tagliati dalla vera chiesa, che ne ha trionfato
per mezzo delle sagre scritture, ricevute per mano degli
stessi ebrei. 11. Corrispondenza che hanno tra loro tutti
i libri divini: la legge antica è stata un abozzo
della nuova. 12. Chi nega uno de' testamenti è costretto
a negare l'altro. Le divine carte non han potuto essere
adulterate. 13. Tutti i fatti avvenuti dal principio del
mondo fan vedere eseguito il disegno di Dio. 14. La caduta
degli ebrei, e la conversione de' gentili fan conoscere
il disegno di Dio di render l'uomo felice, non tanto in
questa vita, quanto nell'altra. 15. Iddio così nella
vecchia, come nella nuova legge ha conservato il popolo
suo per salvarlo in eterno. 16. La sussistenza della nostra
religione dimostra ch'ella è opera divina. 17. Totalmente
dunque dobbiamo attaccarci ai documenti della nostra chiesa,
e sperare in essa di trovar la nostra salute.
1.
Ecco dunque dopo la distruzione di Gerusalemme ridotti gli
ebrei a non esser più popolo di Dio, secondo fu loro
minacciato da Osea. Restano i miseri senza tempio, senza
città, senza re, senza sacerdoti e senza sacrificio,
vedendo già avverata sopra di loro la profezia di
Osea: «Quia dies multos sedebunt filii Israel sine
rege et sine principe et sine sacrificio et sine altari
et sine ephod et sine theraphim; et post haec revertentur
filii Israel et quaerent Dominum Deum suum et David regem
suum; et pavebunt ad Dominum et ad bonum eius in novissimo
dierum, 3, 4 et 5.» Dicesi sine ephod, cioè
senza pontificale; et sine theraphim,
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cioè
senza neppure i simulacri, come i vitelli d'oro o simili,
i quali gli ebrei empiamente più volte aveano adorati,
come spiegano il Lirano, Isidoro, Vatablo, Pagnino e Cornelio
a Lapide. Dice: et post haec revertentur filii Israel: qui
si dice che gli ebrei desolati ed afflitti per molti e molti
anni, finalmente ravveduti ritorneranno un tempo al loro
Signore e Dio; et David regem suum, cioè al Messia
figlio di Davide, come spiegano i santi padri, giusta il
testo di Ezechiele, 34, 23. Et pavebunt ad Dominum et ad
bonum eius in novissimo dierum; ed in quella fine dei giorni
si renderanno al Signore con somma riverenza ed attoniti
alla grandezza della misericordia che loro dispenserà
in quel tempo. A ciò corrisponde quel che scrisse
Geremia, 33, 26: Reducam enim conversionem eorum et miserebor
eis, con quel che scrisse s. Paolo1.
2.
Frattanto gl'infelici vanno ed andranno sino alla fine de'
giorni in pena della loro ostinazione raminghi per la terra,
vilipesi ed abborriti in ogni luogo ove dimoreranno. E quel
che deve ammirarsi è ch'essi vanno da per tutto,
ma senza mai confondersi colle altre nazioni. Ben si sa
che gli antichi greci, gli antichi romani si sono confusi
con altri popoli; ma gli ebrei dacché sono stati
scacciati dal loro regno, benché si siano divisi
per tutte le parti, tuttavia sempre sono rimasti distinti
fra di loro, ma sempre soggetti e sempre odiati da tutti,
conservando sempre essi con somma cautela i sacri libri,
dove si leggono le loro ignominie, i loro castighi e le
profezie del loro misero stato in pena della loro ostinazione.
3.
Ma frattanto è una meraviglia il vedere come gli
ebrei non conoscono il loro inganno, vedendosi privati di
tempio e di sacrificio; giacché Iddio affisse tutto
il culto mosaico prima al tabernacolo e poi al tempio di
Gerusalemme, vietando che se gli offerisse alcun sacrificio
o sacro onore in altro luogo. Sicché la distruzione
del tempio fu certo segno del Messia già venuto:
se dunque questo tempio da 1700 anni e già distrutto,
è certo che già è venuto il Messia.
Quando agli ebrei si dimanda dove al presente sta più
il loro tempio, non sanno che rispondere. Alcuni dicono
che sta in un certo luogo nascosto; ma questo luogo è
talmente nascosto che non lo conosce alcun uomo del mondo
e neppure essi medesimi. La verità è che da
tanti secoli essi non hanno più né tempio
né città. Dopo la distruzione di Gerusalemme,
come scrive s. Girolamo2, agli ebrei non è permesso
neppure di entrare più in Gerusalemme, per meglio
dire, neppure nel luogo dove è stata Gerusalemme
appena una volta l'anno a prezzo d'argento possono andare
in quel luogo a piangere la loro ruina: onde poi scrisse
s. Girolamo che, avendo essi un tempo comprato il sangue
di Gesù Cristo, ora sono condannati a comprare le
loro lagrime: Ut qui quondam emerant sanguinem Christi,
emant lacrymas suas.
4.
Ed è molto ammirabile il prodigio che a rispetto
del tempio avvenne al tempo di Giuliano imperatore, il quale
avendo abbandonata la fede, l'empio, per render bugiardo
Gesù Cristo che avea predetta la totale distruzione
del tempio, imprese a volerlo riedificare, e pertanto animò
gli ebrei all'opera e diede gran somma di danaro, commettendo
ad Alipio suo ministro la cura della fabbrica. Gli ebrei
subito gettarono le fondamenta del nuovo tempio: ma subito
che cominciavano la fabbrica, venivano tali tremuoti e fiamme
da sotto che sbalzavano in aria le pietre e distruggevano
i materiali, gli strumenti ed anche i fabbricatori; onde
furono dopo molte prove costretti ad abbandonare l'impresa.
Questo fatto lo riferiscono Teodoreto, Socrate, Sozomeno
ed anche Ammiano Marcellino idolatra, contemporaneo di Giuliano.
Queste sono le parole di Ammiano: Cum... instaret Alypius
provinciae rector, metuendi globi flammarum prope fundamenta
crebris assultibus erumpentes fecere locum, exustis aliquoties
operantibus, inaccessum, hocque modo cessavit incoeptum3.
S. Gio. Grisostomo, che fu vicino a quel tempo, scrive che
anche a tempo suo apparivano scoperte le fondamenta. Lo
stesso scrissero s. Gregorio nazianzeno, s. Ambrogio ed
altri, che possono osservarsi nella nostra opera accennata
Verità della fede, part. II. c. 5. §. 1. n.
3.
5.
L'inganno degli ebrei, che li tiene così ostinati,
è perché essi aspettavano un re potente, colmo
di glorie terrene, di ricchezze, di onori, di sudditi e
di regni, che dopo aver abbattuti tutti i suoi nemici dominasse
sopra tutta la terra e facesse anche abbondare i suoi seguaci
di ricchezze e di onori mondani; e perciò quando
videro Gesù Cristo nato povero e disprezzato, non
vollero crederlo né riceverlo per loro salvatore:
e quantunque vedessero che tutti gli oracoli de' profeti
dinotavano il tempo della di lui venuta già arrivata,
con tanti altri indizj che dimostravano esser Gesù
Cristo quel Messia
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che
si aspettava, non vollero accettarlo, anzi si armarono a
rifiutarlo e farlo rifiutare dagli altri, giungendo sino
ad inventar calunnie per renderlo odioso a tutti. Vedeano
che in quel tempo doveva esser già nato il Messia
promesso, ma, più presto che risolversi a riceverlo,
si risolsero a dire che il Messia fosse Erode, quell'omicida
di tanti bambini innocenti; onde uscì allora la setta
degli erodiani. Altri poi dissero che Cristo fosse stato
Agrippa, altri che fosse Vespasiano, altri dubitarono che
fosse s. Giovanni Battista, secondo quel che scrisse s.
Luca: Existimante autem populo et cogitantibus omnibus in
cordibus suis de Ioanne, ne forte ipse esset Christus. 3.
15. E per un secolo intiero durò la credenza che
in quel secolo dovea nascere il Messia; ma passato poi il
secolo e non vedendo comparire quel Messia, come essi se
'l figuravano, dissero che Cristo era stato Giuda Maccabeo.
Un altro rabbino disse ch'era stato il re Ezechia; ma, non
accordandosi i tempi delle profezie, dissero poi (come scrive
s. Giustino e come si asserisce ancora nel loro Talmud)
che Cristo era già nel mondo ma stava nascosto. E
finalmente i principi de' sacerdoti, vedendo che tutti i
computi de' tempi concludevano essere il Messia già
nato, pubblicarono un decreto con cui proibirono di più
computare gli anni della venuta del Messia secondo le 70
settimane predette da Daniele, dichiarando maledetto ognuno
che ardisse di computarli.
6.
Intanto dopo la depressione degli ebrei molto crebbero i
progressi della fede. Un immenso numero di anacoreti in
quel tempo, lasciando le patrie e le loro case per fuggire
dalle persecuzioni de' tiranni, popolarono le caverne ed
i deserti. Furono ben grandi le persecuzioni mosse allora
contro i fedeli, ma tuttavia in mezzo a tante traversie
si vide in ogni parte della terra abbracciata la fede ed
adorato Gesù Cristo; si videro tante chiese edificate
fra i greci, fra' romani, fra gli sciti, fra' persiani e
fra tante altre barbare nazioni sino agli ultimi confini
della terra. E ciò tra non molto tempo; mentre scrive
Tertulliano che in capo al secondo secolo non vi era paese
della terra dove non abitassero cristiani.
7.
Nel quarto secolo poi, abbattuta che fu l'idolatria, e dato
che fu da Dio a Costantino l'impero, oh che bella comparsa
fece da per tutto la religione cristiana! Scrisse s. Girolamo
dalla Palestina a' suoi tempi così: «Le corone
de' regi sono abbellite col Segno della croce. In questo
paese riceviamo ogni giorno compagnie di monaci che vengono
dalla Persia, dall'Etiopia e dalle Indie. L'armeno ha lasciato
le sue sette. Gli unni impararono il salterio. Gli sciti
ardono col calore della fede. L'esercito de' goti porta
i segni della chiesa.» Scrisse di più Palladio
che sul principio del quarto secolo nel territorio di una
sola città d'Egitto abitavano ventimila vergini religiose
che facevano vita santa. Dal che si comprende che i primi
tre secoli furono secoli di sangue; il quarto poi ed il
quinto furono secoli di macerazioni e penitenze. Ed allora
Si vide verificata anche la profezia di Malachia; poiché
allora quasi in ogni angolo della terra vi erano fedeli
e chiese dove si onorava Dio col santo sacrificio dell'altare,
secondo Malachia avea detto: Ab ortu enim solis usque ad
occasum magnum est nomen meum in gentibus, et in omni loco
sacrificatur et offertur nomini meo oblatio munda, 1, 11.
8.
È vero che il demonio, vedendo caduta l'idolatria,
chiamò in aiuto le eresie e quindi si adoperò
a far sorgere un Ario, che toglieva la divinità al
Verbo, dicendo l'empio ch'egli era di una natura più
eccellente di tutte le altre creature, ma che non era stato
eterno né era consostanziale col divin Padre, come
insegnò il concilio niceno. Fece sorgere di poi Macedonio,
che negava la divinità allo Spirito santo, dicendo
ch'era mera creatura: ma il concilio costantinopolitano
1. dichiarò esser egli una delle tre divine persone
e Dio come il Padre ed il Figlio. Fece sorgere Nestorio,
che costituiva in Cristo due persone, l'una divina, l'altra
umana, dividendo l'una dall'altra: ma il concilio efesino
dichiarò che in Gesù Cristo la persona del
Verbo sostiene insieme la natura divina e la natura umana,
in modo che il Verbo è unito ipostaticamente in unità
di persona coll'umanità di Gesù Cristo. Fece
sorgere all'incontro Eutichete, il quale volea che Cristo
fosse di una sola natura divina, dicendo che quando il Verbo
assunse l'umanità, questa rimase subito assorbita
dalla divinità; sicché Nestorio poi volea
che in Gesù Cristo vi fossero due persone e due nature,
ma Eutichete volea una persona ed una natura: ma il concilio
calcedonese dichiarò che in Cristo vi sono due nature,
la divina ed umana, ma vi è una sola persona. Fece
sorgere anche Pelagio, che negava la necessità e
la gratuità della grazia: ma la chiesa insegna che
per ben operare è necessaria assolutamente la divina
grazia e che questa grazia si dona
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da
Dio a noi tutta gratuitamente senza alcun riguardo a' nostri
meriti.
9.
E così l'inferno da quando in quando è andato
suscitando alcuni uomini perversi che hanno cercato di corrompere
i dogmi della chiesa. Ma tutte queste eresie o presto o
tardi si sono vedute poi mancare. Ebbe gran sequela a principio
l'eresia di Ario, nella quale si videro caduti anche molti
vescovi; e lo stesso videsi di altre eresie: ma al presente
tutte queste eresie antiche si vedono abbattute. Si sono
vedute di poi le ultime eresie di Lutero e di Calvino e
di altri simili novatori, le quali sono state le più
perniciose, poiché queste col falsamente ingrandire
l'efficacia de' meriti di Gesù Cristo, dicendo ch'egli
ha soddisfatto per tutti i nostri peccati, anche non detestati,
hanno aboliti i sacramenti ed anche i divini precetti, riducendo
la legge di Dio ad un vano e mero nome. Poiché dicendo
che i meriti di Gesù Cristo suppliscono a tutto,
hanno tolto agli uomini ogni obbligo di osservare i precetti
divini e di disporsi a ricevere degnamente i sacramenti.
Queste cose qui appena si accennano: chi poi volesse vederle
a lungo discusse e confutati gli errori, può osservare
l'opera nostra in tre tomi dell'Istoria delle eresie, colle
loro confutazioni, intitolala: Trionfo della chiesa.
10.
Ma chi non vede che tutte queste sette sono rami tagliati
dall'unica pianta della chiesa di Dio e predicata da Gesù
Cristo, il quale assicurò i suoi discepoli che contro
di quella non mai prevaleranno le porte dell'inferno, cioè
gli eresiarchi e le eresie (come spiegano i santi padri)
quando disse a s. Pietro: Tu es Petrus, et super hanc petram
aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt
adversus eam1. E la ragione è manifesta; perché
se la prima chiesa istituita da Gesù Cristo una volta
è stata vera, come di propria bocca l'approvò
il Signore e come la confessano per vera gli stessi eretici
e specialmente i nostri novatori, ella necessariamente dev'esser
sempre vera, se non vogliamo far mentire lo stesso autore
della verità. E perciò universalmente i gentili
che hanno abbracciata la fede di Gesù Cristo non
si sono arrolati ad altra chiesa che alla cattolica. E perciò
ancora fra tutte le chiese cristiane, come leggiamo nelle
istorie, la cattolica è stata sempre la più
perseguitata dagl'idolatri e dagli eretici; ond'è
che di tutte le eresie, l'unica chiesa che ne ha trionfato
è stata quella di Gesù Cristo, il quale ha
unita la sua chiesa della nuova legge con quella de' patriarchi
della legge antica. E pertanto il Signore ha disposto che
nelle mani del popolo ebreo si conservassero con tanta cautela
le divine scritture, che sono i primi libri del mondo da'
quali abbiamo la cognizione di Dio. I libri degli egizi
da molto tempo sono perduti. Così anche sono periti
i libri dei romani circa la loro religione; lo stesso senato,
come scrive monsignor Bossuet, fece bruciare i libri di
Numa, che fu l'autore della loro falsa religione. E così
anche i romani hanno lasciati perdere i libri delle sibille,
ove credevano essere i decreti degli dei circa l'impero.
I soli ebrei hanno conservate le scritture, quantunque in
esse si leggessero le loro infedeltà e i loro delitti,
ed anche le profezie ed i castighi ch'eglino al presente
soffrono per le loro malvagità. Ed oggidì
questo popolo ostinato porta per tutti i luoghi della terra,
tra' quali va disperso, le notizie ed i miracoli della vera
religione un tempo dal medesimo professata.
11.
Quel che poi maggiormente conferma e fa palese la verità
della nostra religione, è la corrispondenza che hanno
fra di loro le divine scritture. I libri posteriori del
vecchio testamento corrispondono in tutto agli anteriori
e specialmente ai libri di Mosè, che sono i più
antichi, e ne' quali sta fondata la religione ebrea, trovandosi
in tutto sempre uniformi i libri posteriori agli anteriori,
benché sieno stati registrati da diversi scrittori.
Parlando poi dei libri del nuovo testamento, parimente si
vede la somma corrispondenza che hanno gli uni cogli altri.
I vangeli ben corrispondono fra di loro, e l'epistole e
gli atti degli apostoli ben corrispondono coi vangeli. Ma
quel ch'è più ammirabile poi è il vedere
l'armonia che hanno i libri del nuovo con quelli del vecchio
testamento: gli uni chiamano gli altri; i vangelisti, le
epistole di s. Paolo e degli altri apostoli chiamano i libri
di Mosè c de' profeti; ed i libri de' profeti chiamano
quelli di Mosè. Il testamento vecchio predice tutto
ciò che dovea succedere in tempo del nuovo; ed il
nuovo fa vedere avverato tutto quello che stava predetto
nel vecchio. La desolazione degli ebrei e la conversione
de' gentili fanno conoscere che la chiesa e la religione
è stata sempre una, cominciata fra, gli ebrei e perfezionata
poi tra' cristiani: i misterj divini sono stati accennati
nella vecchia legge e poi spiegati nella nuova, sicché
i libri antichi sono stati la figura o sia l'abbozzo delle
verità scoperte poi nei libri
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nuovi:
gli antichi specialmente han predetti tutti gli avvenimenti
della redenzione umana operata poi da Gesù Cristo
colla sua morte.
12.
In somma chi volesse negare le' scritture del vecchio testamento
bisogna che neghi tutte le altre del nuovo in cui si fa
memoria delle antiche; e così per contrario chi vuol
negare le nuove scritture deve anche negare le antiche ove
son chiaramente predetti i fatti avvenuti dopo la redenzione,
come sono la venuta del Messia, le sue gesta, i suoi miracoli,
la sua morte, la conversione de' gentili, ed altre cose
simili. Avrebbonsi potute adulterar le scritture; ma quali
possono presumersi questi adulteratori? I gentili non poteano
avere questo impegno. I cristiani neppure, perché
gli ebrei ben avrebbero pubblicate da per tutto le aggiunzioni
o mutazioni false che vi avessero fatte i cristiani. Così
neppure hanno potuto essere gli ebrei, de' quali non può
mai pensarsi che avessero inventate tante profezie che prediceano
la venuta del Messia oggidì da loro negato, e con
tante circostanze appresso avverate, come sono state la
distruzione di Gerusalemme, la dispersione degli ebrei e
la morte del Redentore dai medesimi a lui macchinata. Ognuno
vede poi che il vecchio testamento prepara la via alla perfezione
che il nuovo insegna; sicché il vecchio dà
il fondamento, e il nuovo perfeziona l'edificio. Pertanto
dice s. Agostino che i giudei dispersi per la terra fanno
una testimonianza troppo valida della verità delle
sacre scritture che essi ci hanno conservate: Dice il santo
che i medesimi non ad suam sed ad gentium salutem et agnitionem
testimonia divina portant; propter hoc illa gens regno pulsa
est et dispersa per terras ut eis fidei, cuius inimici sunt,
ubique testes fieri cogerentur1. Secondo questo sentimento
dice un autore spiritoso che se i giudei si fossero tutti
convertiti alla venuta del Salvatore, noi non avremmo che
soli testimonj sospetti delle scritture e della nostra redenzione.
E soggiunge s. Agostino in altro luogo che, affinché
i gentili, vedendo adempirsi le profezie con tanta chiarezza,
non pensassero che le scritture sono state falsamente composte
da' cristiani, Iddio ha lasciati nel mondo i giudei acciocché
essi non si dimenticassero della legge ed a noi dessero
testimonianza della verità delle scritture: «Ne
forte vidissent (inimici fidei) tanta manifestatione impleri
prophetias, putarent scripturas a christianis esse confictas,
proferuntur codices a iudaeis; atque ita Deus demonstrat
nobis de inimicis nostris, quos ideo non occidit ne obliviscerentur
legis, quam propterea legendo sibi sumant iudicium, nobis
praebeant testimonium.»
13.
Così tutt'i tempi dacché è stato creato
il mondo fanno vedere eseguito il disegno di Dio di salvare
l'uomo per mezzo di Gesù Cristo sin dal principio
rivelato. Le tradizioni fatte agli ebrei confermano la stessa
religione ch'è stata insegnata a' cristiani, in modo
che le scritture de' due testamenti non compongono che uno
stesso libro e corpo. La dispersione degli ebrei e la conversione
de' gentili avvenute dopo la morte di Gesù C. fanno
conoscere evidentemente avverato quel che predicò
il nostro Salvatore nella parabola della vigna (per cui
venne significata la religione) piantata prima e data a
coltivare agli ebrei, ma avendovi il padrone mandati i suoi
servi a raccogliere i frutti, gli agricoltori parte de'
servi percossero, parte ne uccisero, altri ne lapidarono,
ed avendovi poi in fine il Padre mandato il figlio Gesù
Cristo, lo scacciarono dalla vigna e gli diedero morte2.
Onde il padre gli scacciò dalla vigna, cioè
dalla chiesa, e vi chiamò altri operaj, cioè
i cristiani. In questa parabola si vede espressa la missione
del Salvatore, la riprovazione degli ebrei e la vocazione
dei gentili.
14.
In fatti alla venuta del Messia già si trovò
caduto il regno degli ebrei, dei quali oggi è patente
da per tutto il castigo: vanno i miseri da schiavi per la
terra, abborriti da ogni nazione, predicando la vendetta
già prima profetizzata da tanti anni sopra di loro.
Gli ebrei con aspettare anche sinora il Messia fanno vedere
che la promessa di lui fu vera, e con andar poi al presente
raminghi pel mondo senza regno, senza re, senza tempio e
senza sacerdoti, fanno vedere che il Messia è già
venuto. La conversione poi de' gentili si vide avverata
nello stesso tempo che caddero gli ebrei, e colla loro caduta
si vide abbattuta l'idolatria; poiché allora le genti
conobbero il vero Dio ed abbracciarono la fede. Ed indi
si conobbe che le promesse fatte nell'antica legge agli
ebrei non tanto riguardavano i beni temporali, quanto gli
spirituali, cioè la pace interna, le virtù
dell'anima e principalmente l'amore a Dio, che ci spoglia
dei desiderj terreni, e ci fa amare i beni eterni e la vera
felicità.
15.
Così sempre si è veduto continuato il disegno
di Dio di far conseguire per
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mezzo
delle virtù all'uomo la vita eterna. Così
il popolo di Dio sempre è durato, passando dagli
ebrei ai cristiani. Il Messia fu già sempre aspettato
dagli ebrei, ma venuto che fu, siccome avea predetto, non
fu da essi ricevuto: onde Iddio chiamò un nuovo popolo,
che lo ricevé e fu sostituito all'antico, ma con
maggior gloria, perché il popolo nuovo sta diffuso
per tutta la terra, dove l'antico stava ristretto in un
sol cantone di quella in cui solo era conosciuto il vero
Dio: Notus in Iudaea Deus. Ma questo nuovo popolo sta fondato
sovra la pietra, cioè nella chiesa cattolica, contro
cui non mai prevarrà l'inferno, siccome le ha promesso
Gesù Cristo: dal che si fa certo ch'essendo ella
stata vera da principio, dovrà per sempre esser vera.
Queste sono cose che rendono troppo evidente la verità
della nostra chiesa.
16.
Sicché si vede che la nostra religione dimostra il
suo carattere di verità e di essere un'opera che
da altri non potea sussistere che dalla forza della mano
di Dio. Questa sussistenza non hanno potuta avere tante
altre sette che si son vantate di venire da Dio; ma la stessa
loro deficienza le ha palesate per false, come quelle che
si son separate dalla prima chiesa fondata da Dio. La setta
maomettana per altro ha sinora avuta sussistenza, ma le
mancano gli altri contrassegni di verità. Maometto
disse essere inviato da Dio; ma qual contrassegno diede
della sua missione? Qual miracolo mai fece? Quale mutazione
di costumi operò, se non da male in peggio? Ma la
nostra religione è stata sempre confermata co' miracoli
e col miracolo più grande, qual è stata la
mutazione de' costumi, nel vedere uomini che prima eran
tutti attaccati alla terra, poi totalmente staccati dai
beni terreni.
17.
Ciò dee persuaderci ad abbracciar con gaudio ogni
verità insegnata dalla chiesa, ed a piangere le cecità
degl'increduli, che per l'attacco ai sensi ed al lor giudizio
vogliono arrischiare il tutto. Ciò lo permette Iddio,
acciocché noi più lo ringraziamo e più
ci attacchiamo a' suoi santi insegnamenti. Se la chiesa
non fosse combattuta, non iscorgeremmo la mano di Dio che
la sostiene e la grazia con cui egli ci assiste Speriamo
dunque con ferma confidenza da lui la nostra eterna salute.
Quello stesso Dio che è stato fedele nelle promesse
che ci ha fatte, sarà anche fedele nel secolo futuro
nella mercede che ci ha promessa.
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1
Rom. 11. 11.
2
In Sophon. c. 1.
3
L. 23.
1
Matth. 16. 18.
1
In psal. 56.
2
Matt. 21. 33.