Il nemici del miracolo
testo
tratto da: G. RE S.J., Religione e Cristianesimo,
Torino 1944/4, pp. 105-119.
I
nemici del miracolo
Ma
precisamente perché il miracolo è una delle
basi salde della fede è stato assalito con maggior
violenza dal suoi nemici. Il miracolo è impossibile,
affermano essi, e secondo questo principio per loro indiscutibile
si regolano per giudicare se un fatto è storico o
no, se un libro è degno di fede o no. Quando un fatto
- essi dicono - benché sia narrato da storici autorevoli,
ed abbia per sé tutte le garanzie della verità,
è in conflitto con una legge scientifica, la soluzione
è evidente: deve essere messo da parte come favoloso
(1).
Sono costoro che gridano contro i pregiudizi aprioristici
dei cattolici e pretendono parlare in nome della scienza.
Il vero spirito scientifico vuole che prima di ogni conclusione
o affermazione si comincino a studiare i fatti e le ragioni
con serena imparzialità e senza preconcetti.
Che
cosa è il miracolo
Quel
profondo pensatore San Tommaso d'Aquino dice che sono due
gli elementi, i quali generalmente concorrono, perché
un fatto produca in noi meraviglia: che sia occulta la causa
del fatto o meglio il modo, con cui essa opera, e che nel
fatto appaia qualche cosa, per la quale ci sembri che dovrebbe
avvenire il contrario (2). Così avviene ad es. ai
barbari quando vedono per le prime volte aeroplani o automobili.
Ma non ogni volta che si vede un fatto meraviglioso si deve
dire che sia un miracolo nel vero senso della parola.
Il miracolo è un fatto sensibile, che supera
tutte le forze e le leggi della natura (3).
Generalmente, quando si parla di miracolo, si intende il
miracolo di ordine fisico, di cui si è data la definizione.
Tuttavia quanto qui si dice si può applicare in proporzione
anche al miracolo morale: è un fatto singolare, al
quale cooperano bensì l'intelligenza e la volontà
dell'uomo, ma richiede anche un intervento superiore, senza
del quale non potrebbe avvenire. Anche esso si può
conoscere e verificare: p. es. la fortezza dei martiri.
Il miracolo, essendo al di sopra di tutte le forze della
natura, esige un intervento straordinario di Dio, insolito,
non perché raro, ma perché superiore all'ordine
naturale. Non ogni effetto che procede immediatamente da
Dio è un miracolo, p. es. la creazione delle anime;
ma solo quello che non è conforme al corso ordinario
delle cose da Dio stabilito e che avviene all'infuori, al
di sopra o contro le forze naturali, p. es. la risurrezione
di un morto, la guarigione istantanea di una ferita, l'impedire
che il fuoco bruci, quando vi sono tutte le condizioni richieste.
Il
miracolo è possibile
1°
La prova migliore della possibilità del miracolo
è la sua realtà. Ab esse ad posse
valet illatio (4). Esistono dei fatti miracolosi perentoriamente
dimostrati, e ad essi si deve subordinare la teoria.
2°
La possibilità del miracolo è uno degli articoli
del Credo di tutti i popoli: «La storia ci
mostra tutti i popoli che pregano, perché tutti hanno
una religione e la preghiera non è che la lingua
e la manifestazione esteriore della vita religiosa. Ora
la preghiera suppone la fede in Dio e nella sua provvidenza
che tutto governa. Se dunque l'umanità prega è
perché essa non vede nella natura e nelle sue leggi
una rigida, cieca e inflessibile necessità, una barriera
insormontabile innalzata da Dio tra Lui e la sua creatura.
Ma per contrario essa la riguarda come uno strumento docile
nelle mani di Dio, che può modificare a suo piacimento,
perché ne è l'Autore. Essa crede che la sua
potenza infinita opera per mezzo delle forze e delle leggi
fisiche e create, ma essa crede anche che opera al di fuori
e al di sopra di esse, perché è Dio stesso
che ha messo queste leggi nella natura o piuttosto che le
ha create in vista dell'ordine naturale. Ecco ciò
che costituisce il miracolo» (5)
3°
Perché dovrebbe essere impossibile il miracolo? Dio
è onnipotente, egli liberamente ha creato
il mondo dando al diversi esseri le loro. tendenze, stabilendone
le leggi; ne è quindi indipendente, non è
legato all'opera sua, ma ne è padrone assoluto. Tutte
le creature infatti dipendono essenzialmente da Dio e quanto
alla loro esistenza e quanto alla loro conservazione, essendo
necessario che Dio le sostenga col suo attuale influsso.
Un legislatore umano può porre delle eccezioni alle
sue leggi e può in qualche caso sospenderne gli effetti;
Dio non potrà fare altrettanto con le leggi della
natura? (6).
Dio
è immutabile, ma col miracolo Dio non cambia i suoi
decreti, avendo da tutta l'eternità con un atto semplicissimo
di virtù infinita, con uno stesso decreto stabilito
le leggi della natura con le loro eccezioni. Il miracolo
dunque entra nel disegni di Dio, non muta, ma compie il
decreto divino. Deus opera mutat, non mutat consilia (Dio
muta le opere, non i pensieri; S. AGOSTINO).
Al miracolo neppure si oppone la sapienza di Dio, quasi
che col miracolo Dio correggesse qualche difetto. "aggiustasse
la macchina del mondo per farla andar meglio" (VOLTAIRE).
Questo è un falso concetto del miracolo. Dio non
ha bisogno di ritoccare e correggere l'opera sua, che nel
suo genere ha la perfezione voluta dal suo artefice, ma
vuole dimostrare che ne è padrone assoluto, e ha
dei fini altissimi nell'operare miracoli. Può con
essi far conoscere agli uomini la rivelazione o la santità
eminente di qualcheduno, o manifestare la sua bontà
onnipotente ascoltando le preghiere che gli sono rivolte;
può col miracolo cercare di scuotere dal loro torpore
certe menti familiarizzate con le meraviglie della sua onnipotenza
nella natura e sorde alle sue ispirazioni (7).
Obiezioni
e risposte
1° Né vale il dire che le leggi della natura
sono necessarie ed immutabili.
Sì , noi non le possiamo mutare; ma Dio, che le ha
stabilite, ne è padrone assoluto e con l'atto stesso
di volontà con cui le ha fissate, può anche
fare ad esse un'eccezione, può impedire con la sua
virtù che in qualche caso particolare producano il
loro effetto.
2°
Ma se non si ammette l'assoluta immutabilità e costanza
delle leggi naturali - continuano a dire gli avversari
del miracolo - viene tolto il fondamento di ogni certezza,
che è necessaria per le nostre operazioni e per la
scienza.
Chi non vede che una simile difficoltà si fonda sopra
un falso supposto? Il miracolo non importa una derogazione
continua e di tutte le leggi della natura, ma molto rara,
ristretta a pochi casi particolari. È un'eccezione
e l'eccezione conferma la regola; un'eccezione su cui praticamente
non si deve far conto, sia nella condotta della vita, come
nello studio delle scienze. Chi potrà dire seriamente
p. es. che le leggi di gravitazione, le leggi biologiche
sono diventate incerte, perché un giorno San Pietro
ha camminato sopra le acque senza sommergersi, o perché
Gesù Cristo ha risuscitato dei morti?
Negare la possibilità del miracolo è lo stesso
che negare l'esistenza di Dio.
Conoscibilità
del miracolo
È
questo il punto dove più viva ferve la lotta. Molti,
specialmente coloro, che vogliono combattere la religione
e sembrare alieni da pregiudizi, non negano la possibilità
del miracolo ma la sua conoscibilità, Dicono, se
si tratta di miracoli antichi, che è ben difficile
constatarne il carattere storico; se di recenti, che sono
state possibili allucinazioni. Ed anche ammettendo la storicità
dei fatti non si può essere certi che siano trascendenti,
perché il loro carattere soprannaturale sfugge alle
nostre osservazioni e perché non si conoscono tutte
le forze naturali. Quante volte non si è sbagliate
e si sono creduti veri miracoli dei fatti dovuti a forze
naturali ancora occulte. Le forze occulte sono la trincea,
dove si nascondono gli increduli, quando non hanno più
altri argomenti.
Ammettiamo che alcune volte, da persone troppo semplici
e corrive a credere, in presenza di qualche fatto straordinario,
troppo presto si è gridato al miracolo, e che si
sono avuti come miracoli dei fatti che in realtà
non lo erano. Ma queste sono eccezioni rarissime. Ammettiamo
pure che alcuni fatti prodigiosi, narrati da qualche antico
scrittore, debbano essere vagliati da una sana critica e
possano essere trovati leggendari. Ma affermiamo che se
non tutti i miracoli che avvengono, almeno molti si possono
conoscere con ogni certezza.
Innanzi tutto è facile constatare la loro realtà
storica, Se si tratta di fatti presenti si possono conoscere
come qualsiasi altro fatto sensibile con la testimonianza
dei sensi. Questa testimonianza è certissima; perché
o si cade nel più assoluto scetticismo o bisogna
ammettere che i nostri sensi quando sono ben disposti e
in condizioni normali, e non trovano impedimento nel mezzo
ambiente, sono capaci di riferire con certezza gli oggetti
che si percepiscono. Questo si deve affermare a maggior
ragione dei fatti meravigliosi, che fanno maggiore impressione
e rendono perciò più attenti, aguzzano le
facoltà per osservare anche le minime circostanze
e mettersi così al riparo di inganno o di illusione.
Vi sono poi dei fatti così semplici ed evidenti,
per es. vedere una piaga aperta o chiusa, un osso spezzato,
che sono facilissimi a constatare.
Se invece si tratta di fatti passati o lontani, la loro
realtà storica si può constatare per mezzo
di testimonianze degne di fede, rivestite di tutti i caratteri
di scienza e di veracità, per mezzo di documenti,
di monumenti, ecc. Negare la realtà di un fatto unicamente
perché è miracoloso, quando vi sono in suo
favore tutti gli argomenti più convincenti, è
un aprire la via allo scetticismo storico, un rovesciare
tutte le leggi storiche.
Difficoltà
e risposte
È
bene vedere quali siano le principali scappatoie, per cui
i nemici del miracolo tentano di sfuggire alla forza stringente
dei nostri argomenti.
1°
Vi possono essere state delle allucinazioni - ecco
la prima scappatoia - le quali hanno fatto credere alla
esistenza di un fatto, in realtà non avvenuto.
Questo
fenomeno morboso, dovuto alla debolezza dell'organismo e
specialmente a qualche turbamento del sistema nervoso, può
avvenire in soggetti particolari, che vi sono disposti;
ma non si può erigere l'anomalia in regola generale.
Non è affatto vero che persone sane e robuste, normali,
non affette da mali nervosi, per questo solo che si trovano
insieme con altre, perdano il dono di vedere e di giudicare
e divengano cieche e allucinate, specialmente nelle cose
più evidenti e palpabili, p. es. la risurrezione
di un morto, la moltiplicazione di pochi pani. Si direbbe
che gli allucinati sono piuttosto coloro che, perseguitati
e oppressi dal fantasma del miracolo, lo vogliono allontanare
ad ogni costo.
2°
Perché un miracolo possa essere sufficientemente
accertato, bisognerebbe che potesse ripetersi a volontà
dell'osservatore, nelle circostanze volute, bisognerebbe
che ci fossero delle commissioni di fisiologi, di chimici,
di fisici, ecc. per constatarlo. Così Voltaire e
Renan.
È
una sfida al buon senso. È un prendersi gioco di
Dio, volendo che si sottometta al capricci di creature piene
di orgoglio, e che si riduca quasi nella condizione di un
volgare giocoliere, proprio quando manifesta la sua onnipotenza.
È anche un prendersi gioco del genere umano, cui
si nega la capacità di conoscere e verificare i fatti
più semplici e palpabili, la frattura di un osso,
la morte di uno, ecc. Non occorre per questo avere una laurea
di medicina, di chimica o di fisica o fare dei gravi e complessi
esperimenti, ma basta il più elementare buon senso.
Molti fatti per altro sono stati esaminati con tutte le
garanzie possibili da commissioni di dotti, p. es. dalle
Congregazioni Romane, dal Bureau des Constatations à
Lourdes, ecc. (8).
3°
Certo però che un fatto soprannaturale sfugge alle
nostre osservazioni.
Anche
questo è falso. Pur essendo soprannaturale, superiore
cioè alle forze, alle leggi della natura, un miracolo
non cessa di essere un fatto sensibile, che può essere
constatato con ogni certezza.
Il
carattere miracoloso
Accertata
la verità storica di un fatto, è possibile
conoscere anche il carattere miracoloso? Sì.
1°
Vi sono certi casi in cui non e necessaria grande scienza
per giudicare con ogni certezza che è avvenuto un
miracolo: p. es. la risurrezione di un morto. Quando
si è certi che un corpo prima era cadavere e che
poi ha riacquistato la vita, senza ulteriori indagini e
senza timore di sbagliare si può affermare che si
tratta di un miracolo. Perché tutti sanno che la
vita non può, per virtù naturale, venire infusa
in un cadavere.
2°
Non è necessario per essere certi che un fatto è
miracoloso conoscere tutte le forze naturali. È
un principio certissimo in vero che una condizione necessaria
affinché una forza qualsiasi possa influire in un
fenomeno è che sia applicata. Ora si può sapere
molto spesso con certezza quali sono le forze e i mezzi,
cui è dovuto un fatto: alcune volte è stato
prodotto con il solo comando della volontà. È
certo in questi casi che altre forze naturali non possono
aver esercitato il loro influsso.
3°
E neppure è necessario conoscere il limite preciso,
a cui possono giungere le forze naturali, cioè tutti
e singoli gli effetti che possono produrre. Ma
è sufficiente e si può certamente conoscere
quali fenomeni non possono produrre e almeno in generale
anche quale sia il limite a cui possono arrivare. Tutti
sanno p. es. che parola d'uomo da sé non basterà
mai a calmare le tempeste, a risuscitare i morti, a cambiare
l'acqua in vino.
Le
forze occulte
E
non vi possono essere delle forze ancora occulte per noi,
che intervengano nei fatti, creduti miracolosi? Gli antichi
non le sospettavano e se potessero levare il capo dal sepolcro,
al vedere le meravigliose scoperte, le grandi invenzioni
d'adesso, pieni di stupore crederebbero di trovarsi dinanzi
a tanti miracoli.
Non c'è difficoltà nell'ammettere che vi siano
ancora delle forze in natura, che oggi non si conoscono
e che saranno in seguito scoperte dall'ingegno umano. Gli
antichi, se potessero ritornare alla vita, dopo aver per
qualche tempo ammirato con grande stupore le nostre meravigliose
scoperte e invenzioni, vedendo che quei fenomeni sono costanti,
uniformi e universali e ottenuti sempre con mezzi determinati,
ben presto, forse. senza comprenderne le cause, direbbero
che sono dovuti a forze naturali. Ma qui bisogna fare due
osservazioni importantissime.
1°
È certissimo: 1) che in natura vi sono delle
leggi che regolano le forze naturali, leggi fisse, accertate
dagli scienziati (9) e che si riconoscono da questo che
i loro effetti sono universali e costanti; 2) che non vi
possono essere delle leggi naturali ad esse contrarie: altrimenti,
non potendosi più essere certi di nessuna legge,
si verrebbe a distruggere la scienza; sarebbero vane le
ricerche, gli studi, le conclusioni ottenute, perché
sempre si dovrebbe sospettare di qualche forza contraria
occulta, Inoltre questa contraddizione, se potesse darsi,
verrebbe a ricadere sul Creatore stesso, sull'Autore della
natura.
Perciò, quando si è constatata la verità
storica di un fatto, e si è certi per altra parte
che è contrario a qualche legge di natura, si può
concludere senz'altro che è un fatto miracoloso.
2°
Le pretese forze occulte a cui ricorrono gli avversari del
miracolo non sono che una vana scappatoia. Se i
miracoli infatti dovessero attribuirsi a queste forze occulte,
si potrebbe domandare: Come mai queste forze occulte agiscono
soltanto in alcuni casi e non in altri del tutto consimili,
in favore di alcuni e non di altri? Poiché queste
pretese forze, per quanto occulte, non cessano di essere
naturali e come tali sono determinate, e nelle stesse circostanze
devono produrre sempre gli stessi effetti. Ora, per portare
un esempio, si vede che a Lourdes avviene tutto l'opposto,
e alcuni sono guariti, mentre altri in circostanze identiche
non lo sono. Per le forze naturali esiste il determinismo,
e quando vi sono tutte le condizioni richieste non possono
non agire: nei fatti miracolosi invece manica questo determinismo,
e questo ci obbliga a dire che la loro causa è superiore
a tutta la natura e agisce liberamente secondo gli alti
disegni della sua sapienza.
La
suggestione
Rimane
ancora un'altra parola, che, come le forze occulte, spesso
e ripetuta dal nemici del miracolo, e dovrebbe, secondo
loro, dare una spiegazione sufficiente di tutte le guarigioni
meravigliose: la suggestione (10).
Vi è l'autosuggestione che è un atto alle
volte volontario, il più spesso involontario ed incosciente,
per cui la forza nervosa si accumula e si concentra su un'idea
che altri da sé si suggerisce e in cui si fissa,
e che tende ad un effetto determinato. Vi è la semplice
suggestione quando si subisce l'idea suggerita da altri
o anche dall'ambiente esterno. L'idea spesso ripetuta -
secondo questa teoria - finisce per imprimersi nel cervello
e provocare l'atto che ad essa corrisponde.
Ma anche su questo punto gli sforzi degli avversari del
soprannaturale non sono coronati da migliori risultati.
Come possono essi infatti spiegare quelle guarigioni straordinarie
che avvengono in soggetti, assolutamente incapaci di suggestione,
come sono i bambini che ancora non comprendono? O in soggetti,
che sono refrattari ad ogni suggestione o che non hanno
alcuna speranza e non pensano neppure a guarire? (11).
Come si spiegano le guarigioni di morbi che tutti d'accordo,
anche i medici, fautori e seguaci della suggestione, dicono
non potersi guarire in nessun modo con la suggestione? Perché
finalmente le uniche malattie, sulle quali alcune volte
esercita la sua azione la suggestione seno le malattie nervose,
sono le malattie funzionali e neppur tutte a confessione
degli stessi suggestionatori (12). Questi effetti anche
la Chiesa li ammette e non li riguarda davvero come miracoli.
Così Benedetto XIV nel suo celebre trattato Della
Beatificazione e della Canonizzazione dei Servi di Dio,
parlando dei santi, dice che non devono riguardarsi come
tali le guarigioni che possono, spiegarsi con l'influenza
dei nervi (13). La potenza della suggestione, come di qualsiasi
altra forza, ha i suoi limiti che non può oltrepassare.
Essa è assolutamente inefficace e impotente nelle
malattie organiche, quando vi è qualche lesione.
"La suggestione è una terapeutica quasi esclusivamente
funzionale". "La suggestione non si rivolge direttamente
alle lesioni, ma ai disturbi funzionali", scrive lo
stesso Bernheim (14). Aggiungiamo ancora che la suggestione,
quando può produrre qualche buon effetto, non sem-pre
certo, lo fa gradatamente, dopo molti esperimenti e molto
tempo, e con la certezza quasi inevitabile di ricaduta (15).
Inoltre perché la suggestione possa esercitare la
sua azione si richiedono dei soggetti atti, che abbiano
certe disposizioni fisiche e psichiche, i nervi non troppo
eccitabili né troppo ottusi, la volontà debole,
persuasione e fiducia completa (16). È per questo
che la suggestione ha perduto molto anche presso coloro
che prima l'avevano praticata (17).
Come dunque si possono seriamente attribuire alla suggestione
guarigioni di malattie organiche di ogni genere, le più
inveterate, anche incurabili, avvenute in un momento e che
si sono poi mantenute: p. es. la cicatrizzazione istantanea
di una piaga cancrenosa, la saldatura istantanea della frattura
di un osso, non mai potuta ottenere con tutte le cure possibili?
È una legge certissima, riconosciuta da tutti i fisiologi,
che la nutrizione e il rinnovamento dei tessuti cutanei
ovvero ossei non può avvenire in un istante, ma esige
il concorso del tempo, e nessuna scoperta potrà mai
smentire tale verità, la cui evidenza è tanto
manifesta.
Valore
del miracolo
Accertata
la verità storica e il carattere miracoloso dì
un fatto, esso è un criterio infallibile per conoscere
la verità, in cui favore è stato operato.
Il miracolo infatti, essendo operato immediatamente da Dio,
è come il sigillo della sua onnipotenza, la firma
divina per autenticare qualche verità. Dio non può
invero operare miracoli né permettere che altri abusi
del suo sigillo, non può mettere la sua firma per
confermare il falso. Altrimenti gli uomini, pure usando
della loro intelligenza, prudenza e lealtà, sarebbero
invincibilmente indotti in errore sopra i più importanti
problemi della vita, sopra il bene e il male, sopra la via
della salvezza, e questo errore dovrebbe attribuirsi a Dio
infinitamente santo e verace.
Quando dunque Dio opera un miracolo per confermare una dottrina,
l'autenticità della missione di una persona, la sua
santità, si è certi di non sbagliare su questi
punti, perché Dio non può mettere la sua onnipotenza
a servizio dell'impostura e dell'errore.
Note
(1)«Non è perché mi è stato
precedentemente dimostrato che gli Evangeli non meritano
una fede assoluta che io rigetto i miracoli da essi raccontati:
ma è perché raccontano dei miracoli che io
dico: Gli Evangeli sono leggende: possono contenere anche
qualche cosa di storico, ma non tutto ciò che raccontano
è storico» RENAN, Vie de Jésus,
Préf. de la 13.me éd., pag. VI.
«Che una relazione non è storica, che un
fatto narrato non è potuto avvenire nel modo in cui
è narrato, si deve sopratutto dedurre da questo,
che non va d'accordo con le leggi che ci sono note e che
hanno sempre valore». STRAUSS, Das Leben lesu,
1840, P. 99.
«Il miracolo non pare ammissibile; anzi è
razionalmente impossibile». R. MARIANO, Gli Evangeli...
realtà o invenzione?, 1893, P, 118
«Certamente non possono avvenire miracoli, ma
avvengono delle cose meravigliose, che non si possono spiegare.
perché noi ciò sappiamo siamo diventati molto
più cauti e circospetti nel giudicare intorno a relazioni
di miracoli di tempi antichi. Non crediamo né crederemo
mai che una tempesta in mare sia stata sedata con una sola
parola». HARNACK, Essenza del cristianesimo,
p. 18. E in conformità di questi principi ecco il
bel consiglio dato da Harnack ai suoi discepoli per lo studio
del Vangelo:«Studiate pure e non vi lasciate distogliere
da questo o da quel racconto miracoloso, che vi urti o sia
alieno dal vostro modo di pensare. Quello che in questo
libro vi rimane inintelligibile lasciatelo pure tranquillamente
da parte. Forse lo dovrete lasciare così per sempre;
forse invece più tardi vi risplenderà in un
significato inatteso». Op. cit., p. 20. Egli
ha seguito scrupolosamente la regola data, lasciando da
parte quanto non è conforme ai suoi preconcetti.
(2) Quaest. disputatae, De miraculis, n. 2.
(3) Le leggi della natura sono le tendenze delle cose a
muoversi, ad agire e a patire in modo conforme alla loro
sostanza e alla loro proprietà. Sotto dette leggi
per analogia a quelle norme di operare, che a noi sono proposte.
(4) Ecco quanto ha detto Rousseau a questo proposito:«Può
far Dio miracoli ossia derogare alle leggi da lui stabilite?
Tale questione trattata seriamente sarebbe empia, se non
fosse assurda. A chi dicesse che Dio non può operare
miracoli si farebbe troppo onore punendolo, basterebbe rinchiuderlo
in un manicomio. Ma chi mai ha negato che Dio possa fare
miracoli?» Lettres de la Montagne, (Troisième).
(5) HETTINGER, Op. cit. V. II, p. 161.
(6) «Chi pensa come per la divina onnipotenza
esiste e si muove l'universo, perché in Dio viviamo
e ci muoviamo e siamo, in Ipso vivimus, movemur et sumus…
chi questo pensa vede come la virtù divina, intima
ad ogni cosa, può far nelle cose altro da quello
che fa, o impedir l'effetto, o piuttosto non muoverle all'effetto
che naturalmente lor converrebbe, o in esso produrre altro
da quel che la natura richiede, o elevarle a qualunque nuova
qualità, che con tale soggetto non dica assolutamente
ripugnanza». MATTIUSSI, Dichiarazione del giuramento
antimodernista, Bergamo, 1912, pag. 113 e s.
(7) «I miracoli - dice S. Agostino (Tract.
24 in Ioh.) - sono opere divine fatte per innalzare
lo spirito umano alla cognizione di Dio per mezzo di atti
sensibili. Siccome pochissimi si degnano di osservare le
opere veramente mirabili e stupende della sua Provvidenza
in qualsiasi granello di frumento, così Dio nella
sua misericordia infinita, si riservò di fare a tempo
opportuno certe cose fuori del corso consueto e dell'ordine
della natura, affinché lo stupore d'uno spettacolo,
non già più grande ma insolito, colpisse questi
uomini, pei quali non valgono i quotidiani spettacoli. E
invero è maggior miracolo governare tutto il mondo,
che con cinque pani saziare cinquemila persone; eppure nessuno
ammira quel gran fatto, mentre si ammira il secondo, non
già perché sia più grande, ma più
raro».
(8) Dr. BOISSARIE, Lourdes, Histoire médicale, 1891;
Les grandes guérisons de Lourdes, 1900; L'Oeuvre
de Lourdes, 1907. - G. BERTRIN, Histotre critique des événernents
de Lourdes, 1905, 40ª ed. - Dr. DESCHAMPS, Le cas Pierre
de Rudder, 1912. - VALLET A., Mes Conférences sur
les guérisons miraculeuses de Lourdes, Paris, Tequi,
1939.
(9) Non si crederebbe, pure alcuni che pretendono di essere
scienziati, per sbarazzarsi del miracolo, hanno avuto il
coraggio di proclamare il contingentismo, cioè la
nessuna stabilità e determinazione delle forze della
natura nel loro operare. Così fece p. es. il Dr.
Bonardi nella discussione col P. Gemelli intorno ai miracoli
di Laurdes. Cfr. Gemelli, La lotta contro Lourdes, Firenze,
1911, p. 222 e s.
"E chi mai può prendere sul serio la contingenza
delle leggi di natura? Se fosse lecito sospettarne, dovremmo
rinunciare ad ogni scienza fisica, tutta fondata sul principio
che le stesse cagioni producono gli stessi effetti; dovremmo
dire che le sostanze non sono dalla loro costituzione determinate
a un proprio modo di agire e di patire, dovremmo ammettere
negli esseri corporei una certa libertà di movimento:
stranezze davvero inconcepibili. Pensate voi che un filo
di rame non condurrà con eguale misura sempre il
calore e l'elettricità? Che il peso di ua, corpo
varierà non variata la massa e le altre circostanze?"
G. MATTIUSSI, Il veleno Kantiano, p. 262.
(10) BERNHEIM, Hypnotisme, Suggestion, Psycothérapie,
Paris, 1903. Nella prima lezione attribuisce alla suggestione
le guarigioni meravigliose del Cristianesimo nascente, degli
Apostoli e dei Santi, e la conclude con queste parole "È
l'immaginazione umana che opera i miracoli ", p. 23.
(11) G. BERTRIN, Storia critica di Lourdes, Torìno,
p. 173, ss.
(12) Cfr. BERNHEIM, Op. cit., p. 336 e s., dove dice che
la nevrastenia con le sue innumerevoli manifestazioni, l'epilessia,
il tetano, ecc., non si possono curare con la suggestione.
E a pag. 32 così scrive: " Affinchè
l'idea sia accettata bisogna accrescere la creditività.
Diversi mezzi possono ottenerne lo scopo. Il primo di tutti,
che esalta la creditività fino a trasformarla in
fede, è la suggestione religiosa, quando opera sopra
anime credenti. La fede solleva le montagne, la fede fa
i miracoli, perché la fede è cieca, non ragiona,
sopprime il controllo e s'impone all'immaginazione. L'idea
religiosa muove direttamente, senza altra intenzione moderatrice,
l'automatismo cerebrale e si trasforma in atto. Sono vere
le guarigioni ottenute dai sacerdoti dei templi d'Esculapio
coi talismani e gli amuleti, con le reliquie dei santi,
dagli esorcismi dei sacerdoti, dagli uomini pii, che avevano
ottenuto da Dio il potere di guarire, come... il curato
d'Ars, il principe di Hohenlohe, i membri Rosa Croce, sono
vere le guarigioni ottenute a Lourdes e altrove. Le guarigioni
dette miracolose non sono sempre inventare, ma sono guarigioni
per suggestione, che l'ignoranza degli uni ha trasformato
in miracoli, lo scetticismo degli altri in imposture".
Ho riportato questa lunga citazione per far toccare la somma
incredibile leggerezza di chi osa, atteggiandosi pure a
uomo di scienza mettere insieme alla rinfusa, allo stesso
livello, i fatti certissimi dei Vangelo, della storia della
Chiesa e le favole della mitologia e... della massoneria...
e per somma degnazione concede ai credenti una patente di
ignoranza.
(13) L. IV, pars I, cap. ult., n. 31. Cfr. anche S. TOMMASO
D'AQUINO, Quaestiones disputatae, De potentia, q. VI, a.
3.
(14) Op. cit., p. 320 e 502.
(15) Op. cit.: "Troppo spesso la suggestione non produce
che un miglioramento transitorio".
(16) Cfr. MARCOZZI V., Il valore del miracolo, Collez. S.
0. S., Chieri, 1941.
(17) Racconta il BERTRIN "Recentemente ebbi occasione
di vedere uno dei medici di Francia che più si sono
occupati teoricamente e praticamente di tale questione,
il dott. Grasset di Montpellier. - Dottore, gli dissi, mi
permette di rivolgerle una domanda nell'interesse scientifico?
Lei non solo ha scritto intorno alla terapeutica della suggestione,
ma spesso ne ha fatto uso sopra i suoi malati. Ebbene, ha
ottenuto dei buoni risultati? - Pochi e poco durevoli, mi
rispose. - Altri uomini competenti mi hanno data la stessa
risposta, ripresi. Non crede lei che questa terapeutica
già tanto di moda, sia anch'essa molto ammalata?
Rispose con un gesto, che voleva dire: Sì, lo credo
anch'io: è proprio gravemente ammalata". Art.
Lourdes, in Dictionnaire apologétique, 1917, V. III
col. 54.