"Sorga il Signore e siano dispersi i suoi nemici"

 


 

 

 

 

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Gola.. il peccato entro quali limiti di quantità?

 


Per prima cosa tu chiedi: "il peccato entro quanti limiti?".
La risposta è ovviamente entro nessun limite, se il peccato è peccato bisogna evitarlo sempre, sia esso grande o piccolo, è sempre un abbrutimento, è sempre una perdita più o meno grande del proprio stato di grazia, è sempre una macchia sul vestito della propria anima. Il problema sta tuttalpiù nel capire cos'è il peccato di gola, per poterlo così evitare!

San Tommaso d'Aquino nella Summa Theologica scrive così

Il peccato di gola, [...] non consiste nella materialità del cibo, ma nella brama di esso non regolata dalla ragione. Perciò se uno eccede nel mangiare, non per ingordigia, ma stimando necessaria quella quantità, questo non va attribuito alla gola, bensì a un errore. Alla gola va attribuito invece soltanto questo, che uno ecceda nel mangiare per la brama di un cibo gradevole.

La gola è un vizio capitale, ma cosa sono i vizi capitali?

Ce lo spiega molto bene sempre San Tommaso dicendo : Capitali si dicono quei vizi da cui, come da cause finali, ne nascono altri.
e ancora
Come abbiamo già spiegato, si dice capitale quel vizio da cui nascono, come da causa finale, altri vizi, avendo esso un fine molto appetibile, cosicché desiderandolo gli uomini peccano in più modi.


Diceva S. Francesco di Sales: Si ha da mangiare per vivere, non si ha da vivere per mangiare.

Gola e lussuria sono due peccati che solitamente, permettetemi il termine viaggiano a braccetto. Le tentazioni di gola sono spesso correlate alle tentazioni impure...e chi cede alle voluttà della gola peccando, molto spesso cade in peccati di lussuria, poichè il piacere carnale è una forma di fame insaziabile, per molti aspetti simile a quella della fame del goloso!

Chi mortifica la gola, riceverà una grande forza nel combattere le tentazioni impure. Per questo il diguno ha un valore fondamentale nel cammino di crescita spirituale, poichè aiuta a spezzare la volontà e a far fuggire il vile tentatore desideroso di attirare al peccato con l'ausilio di mezzi piacevoli.

A conferma di queste mie impressioni scriveva Sant'Alfonso Maria de' Liguori nell'opera La vera Sposa di Gesù Cristo

Inoltre chi dà libertà alla gola, facilmente darà libertà poi anche agli altri sensi; poiché, avendo perduto il raccoglimento, come si è detto, facilmente caderà in altri difetti di parole indecenti e di gesti scomposti. E 'l peggior male si è che coll'intemperanza ne' cibi passa gran pericolo la castità. Ventris saturitas, dice S. Girolamo, seminarium libidinis (In Iovinian.):18 La sazietà del ventre è un gran fomento dell'incontinenza. Onde scrisse Cassiano essere impossibile che non esperimenti tentazioni impure, chi sta sazio di cibi: Impossibile est saturum ventrem pugnas non experiri (Inst. lib. 5, c. 13).19 Perciò i santi, per conservarsi casti, sono stati così attenti a mortificare la gola. Dice l'Angelico: Diabolus, victus de gula, non tentat de libidine:20 Quando il demonio resta vinto nel tentar di gola, lascerà di tentare d'impudicizia.
6. All'incontro quei che attendono a mortificare il gusto fanno continuamente avanzamento nello spirito: poiché, mortificando la gola, facilmente mortificheranno anche gli altri sensi e si eserciteranno nelle virtù, secondo canta la santa Chiesa: Deus, qui corporali ieiunio vitia comprimis, mentem elevas, virtutes largiris et praemia (Praefat. Quadrag.). Per mezzo del digiuno il Signore dà forza all'anima di superare i vizi, di sollevarsi dagli affetti terreni, di praticar le virtù e di acquistare meriti eterni.

A tenere a freno i peccati di gola e lussuria è la medesima virtù, la temperanza.
Dice San Tommaso:

[i]È compito della temperanza tenere a freno quei piaceri che attirano troppo l'animo: come è compito della fortezza rafforzare l'animo contro i timori che spingono ad abbandonare il bene di ordine razionale.

Il criterio finale è dunque quello di mangiare con moderazione, senza eccedere, glorificando Dio e lodandolo per il dono più grande quello del Sua Amore per noi.
«Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che altro facciate, fate ogni cosa
alla gloria di Dio
» (1 Cor. 10, 31)

Il cibo viene sempre dopo di Dio, quando il cibo sostituisce Dio diventa un'idolo, una divinità pagana vera e propria.

San Paolo nella lettera ai Filippesi 3,19 fa luce su questo problema sottolineando la gravità di questa forma di idolatria nella lettera ai Filippesi parlando dei buoni e cattivi cristiani dice:

"Perché molti, ve l`ho già detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: 19 la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra"

Ricordiamo allora quella parole che il Signore ci ha donato:
"Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola uscita dalla bocca di Dio"

Possa crescere in noi, che ogni giorno ci nutriamo del pane che la Provvidenza ci dona, una sempre crescente fame di Dio!