L'Inquisizione
Pubblichiamo
il testo della conversazione che Gianpaolo Barra,
direttore de "il Timone" ha tenuto a Radio Maria
giovedì 4 marzo 1999, durante la "Serata Sacerdotale"
condotta da don Tino Rolfi. Conserviamo lo stile colloquiale
e la divisione in paragrafi numerata utilizzata per i suoi
appunti dall' autore.
Preliminari
1.
In questa conversazione affrontiamo un argomento delicato,
di cui si parla molto ma di cui si conosce poco: l'Inquisizione.
2. Quando parliamo di Inquisizione è proprio il caso
di dire: basta la parola. Basta pronunciare il termine Inquisizione
ed ecco che noi cattolici restiamo senza parole, ammutoliti.
3. "Come è possibile che la vostra
Chiesa cattolica sia stata capace di istituire i tribunali
dell'Inquisizione?" ci domandano e ci
ricordano i laicisti e gli avversari della Chiesa. E noi,
spesso, non sappiamo che cosa rispondere. Anzi, molti cattolici
si aggiungono al coro di quelli che puntano il dito accusatorio
contro la Chiesa del passato e talvolta rincarano la dose,
per non sentirsi fuori moda, praticando quella strana disciplina
che sta diventando comune nel nostro mondo: quella di dare
le colpe di ogni male ai Cristiani del passato.
4. Gli amici radioascoltatori sanno bene che l'Inquisizione
è un argomento utilizzato per denigrare la storia
della Chiesa e sanno bene che denigrando la storia della
Chiesa si finisce prima o poi per denigrare la Chiesa tutta
intera, quindi anche la fede che essa insegna e trasmette,
la fede cattolica.
5. Stasera, da buoni apologeti, quindi da difensori della
Chiesa, tenteremo di fare un po' di chiarezza su alcuni
aspetti dell'Inquisizione. Ripeto: su alcuni aspetti, i
più utilizzati dalla propaganda anticattolica, non
su tutta l'Inquisizione.
IL
ROGO
6.
Veniamo subito ad un primo punto. Che cosa viene in mente
appena si parla di Inquisizione? Viene in mente il rogo,
la morte per rogo.
7. Nell'immaginario popolare si pensa che i tribunali dell'Inquisizione
siano stati istituiti per mandare tutti gli eretici al rogo.
Si pensa che tutti gli inquisiti, tutti coloro che cadevano
nelle terribili braccia dell'inquisitore finivano al rogo.
8. Questo è quello che si pensa, questo è
quanto molto spesso ci viene detto ed insegnato e affermazioni
di questo genere zittiscono ogni possibile difesa.
9. Noi ci domandiamo: le cose stanno proprio così?
Vediamo qualche dato storicamente documentato, che ci aiuti
a formulare un giudizio più vicino alla verità
storica.
10. Innanzitutto, va precisato che la condanna al
rogo per gli eretici era una pena stabilita dal diritto
penale e non dal diritto canonico. Non
esiste nel diritto canonico la condanna al rogo.
11. Fu uno dei più grandi avversari della
Chiesa Cattolica e del Cristianesimo, l'imperatore Federico
II di Svevia, che dichiarò per tutto
l'impero (1231-2) - e lui era la massima autorità
dell'impero e poteva farlo, allora, - l'eresia come
crimine di lesa maestà, e stabilì la pena
di morte per gli eretici. Ogni sospetto doveva
essere tradotto davanti a un tribunale ecclesiastico e arso
vivo se riconosciuto colpevole.
12. Dunque, è vero che quando il tribunale dell'Inquisizione
abbandonava un eretico al braccio secolare, questi veniva
condannato a morte dalla giustizia secolare, se non si pentiva,
ma non era la Chiesa a condannarlo a morte, nè
era la Chiesa ad ucciderlo. La Chiesa si
limitava a riconoscerlo come eretico che rifiutava ogni
pentimento. Era il diritto penale e il braccio
della legge che prevedevano la morte ed eseguivano la sentenza.
13. Detto questo, entriamo un po' nel merito e qui emergono
sorprese: quale stupore ci coglie tutti se esaminiamo quante
sono state le condanne al braccio secolare. L'esame
dei dati ci indica che i tribunali dell'Inquisizione furono
estremamente benevoli, furono molto prudenti nel consegnare
gli eretici al braccio secolare.
14. I dati, documentati storicamente, non mancano, basta
conoscerli. Facciamo l'esempio di Bernardo Guy, che ha esercitato
con una certa severità l'ufficio di inquisitore a
Tolosa. Bene: dal 1308 al 1323 egli ha pronunciato 930 sentenze.
Abbiamo l'elenco completo delle pene da lui inflitte: 132
imposizioni di croci - 9 pellegrinaggi - 143 servizi in
Terra Santa - 307 imprigionamenti - 17 imprigionamenti platonici
contro defunti - 3 abbandoni teorici al braccio secolare
di defunti - 69 esumazioni - 40 sentenze in contumacia -
2 esposizioni alla berlina - 2 riduzioni allo stato laicale
- 1 esilio - 22 distruzioni di case -1 Talmud bruciato -
42 abbandoni al braccio secolare e 139 sentenze che ordinavano
la liberazione degli accusati.
15. L'Inquisizione di Pamiers ci fornisce i seguenti dati:
dal 1318 al 1324 furono giudicati 98 imputati. Due furono
rilasciati - per 21 manca ogni informazione e per questo
si pensa che non subirono condanne - 35 condannati alla
prigione e 5 abbandonati al braccio secolare. I rimanenti
25 furono assolti.
16. Queste proporzioni valgono anche per quella considerata
la più terribile delle Inquisizioni, quella spagnola.
Lo storico danese Gustav Henningsen ha analizzato statisticamente
44.000 casi di inquisiti tra il 1540 e il 1700 e
ha rilevato che solo l' 1°/o fu giustiziato.
17. Soltanto l' 1% ! Questi dati contestano il mito della
crudeltà dell'Inquisizione spagnola. E non solo.
Lo storico statunitense Edward Peters ha confermato questi
dati. Sentiamo che cosa scrive: "La vellutazione
più attendibile è che, tra il 1550 e il 1800,
in Spagna vennero emesse 3000 sentenze di morte secondo
verdetto inquisitoriale, un numero molto inferiore a quello
degli analoghi tribunali secolari"'.
18. Come vedete, grazie a questi dati, va sfatata la leggenda
che tutti coloro che venivano giudicati dalITnquisizione
finivano a rogo. È una leggenda che gli storici hanno
smontato, ma che perdura ancora nell'immaginario popolare.
Almeno noi cattolici evitiamo di farci raggirare da essa.
LA
TORTURA
19.
Veniamo ad un secondo punto. Dopo il rogo, appena si parla
di Inquisizione, l'altra cosa che viene in mente è
la tortura.
20. Sappiamo che la tortura veniva applicata dai giudici
inquisitori. Vi erano precise disposizioni ecclesiastiche
che stabilivano la liceità di costringere l'Inquisito
a confessare la sua colpa.
21. La procedura inquisitoriale ha fatto ricorso
alla tortura. Essa fu ordinata con la bolla Ad extirpanda
di Papa Innocenzo IV il 15 maggio 1252. Leggiamo il passo
di questa bolla che ci interessa: "II podestà
o il rettore della città saranno tenuti a costringere
gli eretici catturati a confessare e a denunciare i loro
complici".
22. Ora, di solito i denigratori dell'Inquisizione si fermano
qui. E noi restiamo senza parole. Ma si dimenticano di dirci
che nella stessa bolla si precisa che la tortura
degli imputati non doveva "far loro perdere alcun
membro o mettere la loro vita a repentaglio".
23. Dunque, si prevede una tortura, ma una tortura che non
può provocare mulilazioni, non può far morire
il torturato. E non solo. Si prevede anche che la
tortura non poteva durare, di regola, più di 15 minuti,
che si poteva applicare una sola volta, che non poteva essere
ripetuta e che la confessione così ottenuta non aveva
alcun valore ai fini del processo se non era confermata
dall'imputato dopo due giorni e in condizioni normali.
24. Ma fermiamoci un momento a riflettere.
Ci
rendiamo conto che queste disposizioni ecclesiastiche riguardanti
la "tortura" avrebbero fatto sorridere i professionisti
della tortura del nostro secolo?
25.
Le testimonianze di coloro che sono finiti sotto tortura
dei nazisti o dei loro degni compari comunisti ci hanno
descritto veramente che cosa è la tortura e chi ha
ascoltato queste testimonianze si accorge subito che la
tortura prevista dalle procedure inquisitoriali è
semplicemente dilettantesca.
26. Ma andiamo avanti. Sappiamo che la tortura fu applicata
con somma cautela e solo in casi eccezionali. I Papi ripeterono
più volte che la tortura non poteva essere spinta
fino alla perdita di un membro e ancor meno fino alla morte.
Si poteva applicare solo quando tutti gli altri mezzi di
investigazione erano stati esauriti. Ancora una cosa: non
poteva decidere arbitrariamente l'Inquisitore, magari troppo
ansioso della ricerca della verità. Doveva esserci
anche il parere favorevole del vescovo, e spesso vescovo
e giudice inquisitore non andavano d'accordo.
27. Oggi abbiamo informazioni precise su quante volte venne
applicata la tortura:
-nelle 636 sentenze iscritte nel registro di Tolosa dal
1309 al 1323, la tortura fu applicata una sola volta.
-A Valertela, dal 1478 al 1530 si celebrarono 2354 processi.
La tortura si applicò solo 12 volte.
28. Come si vede da questi dati, non solo la tortura era
estremamente più leggera di quelle che la nostra
epoca, che non è un'epoca cristiana, ha escogitato,
ma veniva applicata raramente, praticamente quasi mai.
LE
GARANZIE
29.
Veniamo ad un terzo punto. Quando parliamo di Inquisizione
si pensa sempre a giudici il cui potere sarebbe stato così
totale, così assoluto, così insindacabile
che può essere paragonato a quello esercitato nei
moderni sistemi totalitari.
30. Ora, anche in questo caso bisogna sfatare questa leggenda.
Non è affatto vero che i giudici inquisitoriali fossero
onnipotenti e che, di conseguenza, l'imputato non avesse
alcuna garanzia di un equo processo.
31. Dobbiamo subito precisare che gli inquisitori
erano costantemente controllati. Papa Innocenzo
IV (1246) e papa Alessandro IV
(1256) ordinano ai provinciali e ai generali dei
Domenicani e dei Francescani di deporre gli inquisitori
dei loro ordini che, a causa della loro crudeltà,
avessero provocato proteste popolari.
32. Come si vede, il papa del tempo teneva conto dell'opinione
pubblica e ordinava di punire il giudice inquisitore che
avesse provocato proteste popolari.
33. Non solo. Al Concilio di Vienne, papa Clemente
V (1311) fulminò di scomunica
- scomunica da potersi togliere solo in articulo mortis
e sotto riserva della riparazione del danno - l'Inquisitore
che avesse approfittato delle sue funzioni per ottenere
guadagni illeciti e per estorcere agli accusati somme di
denaro.
34. Andiamo avanti. I Vescovi avevano l' obbligo di segnalare
al Papa tutti gli abusi che venivano commessi nel corso
della procedura e di denunciare i colpevoli. Lo stesso obbligo
era imposto a tutti quelli che, prestando aiuto agli inquisitori,
erano in ogni istante testimoni dei loro atti.
35. Capitò anche che i vescovi di Reims e
di Sens avvisarono il Papa che Robert La Bougre, un domenicano,
era un inquisitore crudele. Roma indaga, questo Inquisitore
viene destituito e addirittura incarcerato (1239).
36. Altro che onnipotenza !altro che potere insindacabile
dei giudici inquisitoriali. Questa leggenda va
sfatata.
37. Come va sfatata un'altra leggenda: quella che
ci narra di un imputato sempre indifeso, senza garanzie
e dunque destinato irrimediabilmente alla condanna.
38. Molte garanzie che le norme canoniche, cioè della
Chiesa, prevedevano per l'imputato inventate in quel tempo,
al tempo dei tribunali dell'Inquisizione, durano ancora
oggi, sono entrate nel nostro sistema giudiziario.
39. Facciamo qualche esempio. Innanzitutto l'Inquisitore
non era mai solo, ma formulava il suo giudizio circondato
da una giuria, composta da laici ed era questa giuria che
decideva in merito al valore da dare ai testimoni e alle
testimonianze.
40. Questi laici erano esperti di diritto, e da nessun documento
risulta che si accontentassero di svolgere un ruolo da comparse
e, soprattutto, costituivano la garanzia che l'Inquisitore
non poteva allontanarsi dal diritto a proprio piacimento.
41. Un altro esempio, un'altra garanzia per l'imputato.
L'imputato poteva dichiarare di avere dei nemici mortali,
doveva provarlo, doveva spiegare i motivi e fare i nomi
di questi nemici. Da quel momento nessuno di quelli indicati
dall'imputato poteva far parte della giuria e se vi era
stato incluso veniva allontanato.
42. Un terzo esempio: per togliere ai testimoni la tentazione
di approfittare del segreto di cui venivano circondati per
accusare degli innocenti, gravissime pene colpivano le false
deposizioni. Uno storico protestante, il più fiero
avversario dell'Inquisizione, Charles Lea, scrive onestamente:
"Quando veniva smascherato un falso testimone costui
era trattato con la stessa severità usata per gli
eretici".
43. Gli storici hanno dimostrato e qui ci sono veramente
delle sorprese che le pene inflitte dall'Inquisizione
venivano spesso attenuate o addirittura cancellate nella
pratica.
44. Iprigionieri ottenevano permessi di congedo
da passare a casa. A Carcassonne, il 13 dicembre
1250, il vescovo diede ad una certa Alazais Sicre il permesso
di uscire dal carcere dov'era rinchiusa per crimine di eresia
e, fino a Ognissanti, di andare dove voleva in tutta libertà.
Vi sono molti esempi di questo genere, non si tratta affatto
di un caso isolato.
45. Esistevano i congedi per malattia Abbiamo
molti casi documentati. L'Inquisizione metteva in
libertà provvisoria i detenuti le cui cure erano
utili ai genitori o ai figli. Talvolta si giungeva a commutare
la pena.
46. Nel 1244 l'arcivescovo di Narbonne e i vescovi di Carcassonne,
di Eine, di Maguelonne, di Lodeve, di Adge, di Nimes, di
Albi, di Beziers, di Saint Benoit decisero: "Nel
caso in cui per l'assenza del carcerato dovesse incombere
un evidente pericolo di morte dei figli o dei genitori,
procurare di ovviare al pericolo facendo in modo, laddove
non ci sia altro rimedio, di commutare prudentemente la
pena del carcere in un'altra; occorre infatti in tal caso
mitigare il rigore con la mansuetudine".
47. Perfino gli Inquisitori più severi attuarono
questa prassi. Bernard de Caux, nel 1246, condannò
alla prigione perpetua un eretico recidivo, Bernard Sabatier;
ma nella stessa sentenza aggiunse che, essendo il padre
del colpevole un buon cattolico, vecchio e malato, il figlio
poteva restare presso di lui per accudirlo finchè
fosse rimasto in vita.
48. Malgrado il suo odio anti-cattolico, Charles Lea riconosce
che "questa facoltà di attenuare le sentenze
era frequentemente esercitata" e ne cita un considerevole
numero di casi.
49. Nei documenti inquisitoriali, abbiamo incontrato condanne
alla prigione "perpetua e irremissibile".
Ma attenti a non farsi ingannare da certi modi di esprimersi
del tempo. Abbiamo condanne al "carcere perpetuo per
anni uno". Solitamente "perpetuo"
vuoi dire 5 anni, "irremissibile"
vuoi dire 8 anni. La pena dell'ergastolo non era
prevista: fu inventata nel '700 illuminista, cioè
nell'epoca che ha dato il via alla nostra società
anticristiana e anticattolica.
50. Facciamo un'ultima considerazione e sfatiamo un'ultima
leggenda. Questa leggenda dice, naturalmente, che tutti
gli eretici erano buoni cristiani, che si preoccupavano
solo di vivere in pace la loro fede diversa da quella ufficiale.
51. Ora, diciamo subito una cosa molto scomoda e fuori moda:
non si deve pensare come è abbastanza diffuso nell'immaginario
popolare che gli eretici fossero pacifici cittadini adibiti
a pratiche religiose del tutto innocue.
52. Gli eretici erano puniti anche dal potere civile
perchè costituivano un autentico pericolo per la
pace sociale. Pensiamo ai catari. Negavano
il valore del corpo, che consideravano prigione dell'anima.
Questa soffre e si può liberare solo sopprimendo
il corpo. Talvolta praticavano il suicidio. Condannavano
il matrimonio, la famiglia e la procreazione. Non bisogna
comunicare la vita. Ma distruggere la famiglia ricordiamolo
era quanto distruggere l'intera società medievale.
Aborrivano il giuramento, pilastro dei rapporti personali
nel Medioevo: dal giuramento traeva la sua forza ogni autorità.
Lottavano anche violentemente contro la Chiesa.
53. Per fare un solo esempio: nel 1112, la diocesi di Utrecht
viene sconvolta da un eretico chiamato Tanchelmo che negava
l'autorità del Papa, occupava e devastava le chiese,
bastonava e cacciava i preti, appoggiato da 3.000 uomini
organizzati e armati. I vescovi di Utrecht e di Colonia
decidono di combatterlo non con l'uso della forza, ma chiamando
a predicare san Norberto, il fondatore dei Premostratensi.
54. Tanchelmo fu poi perseguitato da Goffredo il barbuto,
duca di Lorena. E noi sappiamo che il duca era un acerrimo
nemico e un severo persecutore della Chiesa.
55. Credo che per stasera possa bastare. Tante altre cose
si dovrebbero dire. Naturalmente, gli amici radioascoltatori
si saranno accorti che non ho trattato esaurientemente tutto
il tema dell'Inquisizione. Ci vorrebbe ben più di
una trasmissione. Ma ho voluto sottolineare solo alcuni
punti scelti tra quelli più dibattuti, più
utilizzati per contestare in blocco la storia della Chiesa,
specialmente della Chiesa medievale, per avvertire di stare
attenti, di verificare bene le cose che ci vengono dette,
per incoraggiare tutti a non avere paura della verità.
Bibliografia
Jean-Baptiste
Guiraud, Elogio della inquisizione, Leonardo, Milano
1994.
Jean-Pierre Dedieu, L'Inquisizione, Edizioni Paoline,
Cinisello Bal.mo (MI) 1990.
John Tedeschi, Il giudice e l'eretico, Vita e pensiero,
Milano 1991.
Luigi Negri, Controstoria. Una rilettura di mille anni
di vita della Chiesa, San Paolo, Cinisello Bal.mo (MI)
2000.
Franco Cardini [a cura di], Processi alla Chiesa. Mistificazione
e apologia, Piemme, Casale Mon.to (AL) 1994.