L'inferno esiste e molti si dannano
Scritti
biblici , del Magistero , dei santi e di altri importanti
autori sull’inferno e sui molti che vi cadono
di
don Tullio Rotondo
Testi
magisteriali
Simbolo
Quicumque: DS 76;
"...
quanti operarono il bene andranno alla vita eterna quelli
che operarono il male al fuoco eterno"
Sinodo di Costantinopoli (anno 543), Anathematismi contra
Origenem, 9: DS 411;
"Se
qualcuno dice o ritiene che il castigo dei demoni e degli
uomini empi è temporaneo e che esso avrà fine
dopo un certo tempo, cioè ci sarà un ristabilimento
dei demoni o degli uomini empi, sia anatema"
Concilio Lateranense IV, Cap. 1, De fide catholica:
DS 801
La
fede cattolica
Crediamo
fermamente e confessiamo semplicemente che uno solo è
il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile,
incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo,
tre persone, ma una sola essenza, sostanza o natura semplicissima.
Il Padre (non deriva) da alcuno, il Figlio dal solo Padre,
lo Spirito Santo dall'uno e dall'altro, ugualmente, sempre
senza inizio e senza fine. Il Padre genera, il Figlio nasce,
lo Spirito Santo procede. Sono consostanziali e coeguali,
coonnipotenti e coeterni, principio unico di tutto, creatore
di tutte le cose visibili e invisibili, spirituali e materiali.
Con la sua onnipotente potenza fin dal principio del tempo
creò dal nulla l'uno e l'altro ordine di creature:
quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli
e il mondo, e poi l'uomo, quasi partecipe dell'uno e dell'altro,
composto di anima e di corpo. Il diavolo infatti, e gli
altri demoni, da Dio sono stati creati buoni per natura,
ma sono diventati malvagi da sé stessi. E l'uomo
ha peccato per suggestione del demonio. Questa santa Trinità,
una, secondo la comune essenza, distinta secondo le proprietà
delle persone, ha rivelato al genere umano, per mezzo di
Mosè, dei santi profeti e degli altri suoi servi
la dottrina di salvezza, secondo una sapientissima disposizione
dei tempi. E finalmente il Figlio unigenito di Dio, Gesù
Cristo, incarnatosi per opera comune della Trinità,
concepito da Maria sempre vergine con la cooperazione dello
Spirito Santo, divenuto vero uomo, composto di anima razionale
e di carne umana, una sola persona in due nature, manifestò
più chiaramente la via della vita. Immortale e impassibile
secondo la divinità, Egli si fece passibile e mortale
secondo l'umanità; anzi, dopo aver sofferto sul legno
della croce ed esser morto per la salvezza del genere umano,
discese negli inferi, risorse dai morti e salì al
cielo; ma discese con l'anima, risorse con la carne, salì
con l'uno e l'altro; e verrà alla fine dei tempi
per giudicare i vivi e i morti e per compensare ciascuno
secondo le sue opere, i cattivi come i buoni. Tutti risorgeranno
coi propri corpi di cui ora sono rivestiti, per ricevere
un compenso secondo i meriti, buoni o cattivi che siano
stati: quelli con il diavolo riceveranno la pena eterna,
questi col Cristo la gloria eterna.
Concilio di Lione II, Professione di fede di Michele
Paleologo: DS 858
“Le
anime di coloro che muoiono in peccato mortale, o con il
solo peccato originale, subito discendono all'inferno, dove
sono punite con pene differenti”
Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: DS 1002;
“Noi
inoltre definiamo che, secondo la generale disposizione
di Dio, le anime di coloro che muoiono in peccato mortale
attuale, subito dopo la loro morte discendono all'inferno
dove sono tormentate con supplizi infernali e che non di
meno nel giorno del giudizio tutti gli uomini compariranno
davanti al tribunale di Cristo con i loro corpi, per rendere
conto delle loro azioni affinché ciascuno riporti
le conseguenze di quanto ha operato con il corpo, sia il
bene che il male. “
Concilio
di Firenze, Decretum pro Iacobitis: DS 1351
“Le
anime di quelli che dopo aver ricevuto il battesimo non
sono incorse in nessuna macchia; e anche quelle che, dopo
aver contratto la macchia del peccato, sono state purificate
o durante la loro vita, o, come sopra è stato detto,
dopo essere state spogliate dai loro corpi, vengono subito
accolte in cielo e vedono chiaramente Dio stesso, uno e
trino, cosi com'è, nondimeno uno più perfettamente
dell'altro, a seconda della diversità dei meriti.
Invece, le anime di quelli che muoiono in peccato mortale
attuale, o anche solo nel peccato originale, scendono subito
nell'inferno; subiranno tuttavia la punizione con pene diverse.”
Concilio
di Trento, Sess. 6a, Decretum de iustificatione,
canone 25: DS 1575
“25.
Se qualcuno afferma che in ogni opera buona il giusto pecca
almeno venialmente, o (cosa ancor più intollerabile)
mortalmente, e quindi merita le pene eterne, e che non viene
condannato solo perché Dio non gli imputa a dannazione
quelle opere: sia anatema”
Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 12: AAS 60 (1968)
438.
“Noi
crediamo in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di
Dio. Egli è il Verbo eterno, nato dal Padre prima
di tutti i secoli, e al Padre consustanziale, homoousios
to Patri (8), e per mezzo di Lui tutto è stato fatto.
Egli si è incarnato per opera dello Spirito nel seno
della Vergine Maria, e si è fatto uomo: eguale ,
pertanto al Padre secondo la divinità, e inferiore
al Padre secondo l’umanità, ed Egli stesso uno, non
per una qualche impossibile confusione delle nature, ma
per l’unità della persona .”
Egli
ha dimorato in mezzo a noi, pieno di grazia e di verità.
Egli ha annunciato e instaurato il Regno di Dio, e in Se
ci ha fatto conoscere il Padre. Egli ci ha dato il suo Comandamento
nuovo, di amarci gli altri com’Egli ci ha amato. Ci ha insegnato
la via delle Beatitudini del Vangelo: povertà in
spirito, mitezza, dolore sopportato nella pazienza, sete
della giustizia, misericordia, purezza di cuore, volontà
di pace, persecuzione sofferta per la giustizia. Egli ha
patito sotto Ponzio Pilato, Agnello di Dio che porta sopra
di sé i peccati del mondo, ed è morto per
noi sulla Croce, salvandoci col suo Sangue redentore. Egli
è stato sepolto e, per suo proprio potere, è
risorto nel terzo giorno, elevandoci con la sua Resurrezione
alla partecipazione della vita divina, che è la vita
della grazia. Egli è salito al Cielo, e verrà
nuovamente, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti,
ciascuno secondo i propri meriti; sicché andranno
alla vita eterna coloro che hanno risposto all'Amore e alla
Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile
coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto il loro rifiuto.
E
il suo Regno non avrà fine.”
Dal
Catechismo tridentino
Che
cosa voglia dire, genericamente, "inferno"
68 DISCESE ALL'INFERNO. Nella prima parte dell'articolo
ci viene proposto di credere che, dopo la morte di Gesù
Cristo, la sua anima discese all'inferno e vi rimase finché
il corpo restò nel sepolcro. Con queste parole riconosciamo
che, in quel tempo, la medesima persona di Gesù Cristo
fu nell'inferno e giacque nel sepolcro, il che non deve
sorprendere. Infatti, come spesso abbiamo ripetuto, sebbene
l'anima fosse uscita dal corpo, tuttavia la divinità
non si separò mai né dall'anima, né
dal corpo.
II
parroco getterà molta luce sul senso dell'articolo,
spiegando subito che cosa si debba intendere qui con il
termine "inferno". Ammonirà anzitutto che
esso non sta a significare il "sepolcro", come
alcuni, non meno empiamente che ignorantemente, interpretarono.
Abbiamo infatti appreso già dall'articolo precedente
che Gesù Cristo nostro Signore fu sepolto; ne v'era
motivo perché gli Apostoli, nel redigere la regola
della fede, ripetessero il medesimo concetto, con formula
più oscura. Qui il vocabolo in questione vuole significare
quelle nascoste sedi, in cui stanno le anime di coloro che
non hanno conseguito la beatitudine celeste. La Sacra Scrittura
offre molteplici esempi di questo uso. In san Paolo leggiamo:
"In nome di Gesù, ogni ginocchio si curvi, in
cielo, in terra, nell'inferno" (Fil 2,10). Negli Atti
degli Apostoli san Pietro assicura che Gesù Cristo
nostro Signore risuscitò, dopo aver superato i dolori
dell'inferno (At 2,24).
Che
cosa voglia dire specificamente
69 Tali sedi non son tutte del medesimo genere. Una è
quella prigione tenebrosa e orribile, nella quale le anime
dei dannati giacciono in un fuoco perpetuo e inestinguibile,
insieme agli spiriti immondi. In questo significato abbiamo
i termini equivalenti di Geenna, abisso, inferno propriamente
detto. In secondo luogo c'è la sede del fuoco purgante,
soffrendo nel quale, per un determinato tempo, le anime
dei giusti subiscono l'espiazione, onde possano salire alla
patria eterna, chiusa a ogni ombra di colpa. Anzi, sulla
verità di questa dottrina, che i santi concili proclamano
contenuta nella Scrittura come nella Tradizione apostolica,
il parroco insisterà con rinnovata diligenza, poiché
viviamo in tempi nei quali la sana dottrina non trova agevole
accesso presso gli uomini. Infine una terza sede è
quella in cui le anime dei santi furono ospitate prima della
venuta di Gesù Cristo nostro Signore. Esse vi dimorarono
quietamente, immuni da ogni pena, alimentate dalla beatifica
speranza della redenzione.
Reale
discesa dell'anima di Gesù Cristo nell'inferno
70
Gesù Cristo scendendo nell'inferno liberò
appunto le anime di questi giusti, aspettanti il Salvatore
nel seno di Abramo. Ne dobbiamo credere che vi sia disceso
in modo da farvi pervenire soltanto la sua virtù
e la sua potenza, ma non la sua anima. Dobbiamo invece ritenere
con tutta fermezza che la sua anima discese realmente e
con la sua presenza nell'inferno. Abbiamo in proposito l'esplicita
testimonianza di David: "Non lascerai l'anima mia nell'inferno"
(Sal 15,10).
La
discesa di Gesù Cristo all'inferno nulla detrasse
all'infinita sua potenza, né gettò alcun'ombra
offuscatrice sullo splendore della sua santità. Al
contrario fu cosi solennemente confermato quanto era stato
dichiarato circa la sua santità e la sua figliolanza
da Dio, già manifestata da tanti miracoli. Ce ne
persuaderemo senza indugio, se riflettiamo alle ben diverse
ragioni, per le quali scesero in quella sede Gesù
Cristo e gli altri. Tutti vi erano penetrati prigionieri;
egli invece, libero e vincitore fra morti, vi entrò
per debellare i demoni, dai quali essi erano tenuti prigionieri
a causa della colpa originale. Inoltre, di tutti gli altri
che erano discesi nell'inferno, una parte era stretta dalle
più opprimenti pene; un'altra parte, pur libera da
dolori sensibili, era amareggiata dalla privazione della
visione di Dio e dall'aspettativa ansiosa della sperata
beatitudine. Cristo signore invece vi discese non per soffrire,
bensì per liberare i giusti dalla molestia dell'ingrata
prigione e conferir loro il frutto della propria passione.
Nella sua discesa dunque non si riscontra nessuna diminuzione
dell'infinita sua dignità e potenza.
Condanna
degli empi
94
Rivolto poi a quelli che staranno alla sua sinistra, fulminerà
contro di essi la sua giustizia con queste parole: "Via
da me, maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo
e i suoi angeli" (Mt 25,41 ). Con le prime, "Via
da me", viene espressa la maggiore delle pene che colpirà
gli empi, con l'essere cacciati il più possibile
lungi dal cospetto di Dio, ne li potrà consolare
la speranza che un giorno potranno fruire di tanto bene.
Questa è dai teologi chiamata "pena del danno",
per la quale gli empi saranno privati per sempre, nell'inferno,
della luce della visione divina. L'altra parola, "maledetti",
aumenterà sensibilmente la loro miseria e calamità.
Se mentre son cacciati dalla presenza di Dio fossero stimati
degni almeno di qualche benedizione, questo tornerebbe a
grande loro sollievo; ma poiché nulla di simile potranno
aspettarsi, che allevi la loro disgrazia, la divina giustizia,
cacciandoli giustamente, li colpisce con ogni sua maledizione.
Seguono
poi le parole: "al fuoco eterno"; è il
secondo genere di pena che i teologi chiamano "pena
del senso", perché si percepisce con i sensi
del corpo, come avviene dei flagelli, delle battiture o
di altro più grave supplizio, tra i quali non è
a dubitare che il tormento del fuoco provochi il più
acuto dolore sensibile. Aggiungendo a tanto male la durata
perpetua, se ne deduce che la pena dei dannati rappresenta
il colmo di tutti i supplizi. Ciò è meglio
spiegato dalle parole che terminano la sentenza: "preparato
per il diavolo e per i suoi angeli". Siccome la nostra
natura è tale che noi più facilmente sopportiamo
le nostre molestie, se abbiamo come socio delle nostre disgrazie
qualcuno, la cui prudenza e gentilezza ci possano in qualche
modo giovare, quale non sarà la miseria dei dannati,
cui non sarà mai concesso, in tanti tormenti, separarsi
dalla compagnia dei perdutissimi demoni. Tale sentenza giustamente
il Signore e Salvatore nostro emanerà contro gli
empi, perché questi hanno trascurato tutte le opere
di vera pietà: non hanno offerto cibo all'affamato
e bevanda all'assetato; non hanno alloggiato l'ospite, vestito
l'ignudo, visitato l'infermo e il carcerato.
Dal
Catechismo della Chiesa Cattolica
IV.
L'inferno
1033
Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente
di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente
contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi:
"Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio
fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida
possiede in se stesso la vita eterna" ( 1Gv 3,15 ).
Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se
non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli
che sono suoi fratelli [Cf Mt 25,31-46 ]. Morire in peccato
mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore
misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre
da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo
stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con
Dio e con i beati che viene designato con la parola "inferno".
1034
Gesù parla ripetutamente della "Geenna",
del "fuoco inestinguibile", [Cf Mt 5,22; Mt 5,29;
1034 Mt 13,42; Mt 13,50; Mc 9,43-48 ] che è riservato
a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di
convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo
[Cf Mt 10,28 ]. Gesù annunzia con parole severe che
egli "manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno.
. . tutti gli operatori di iniquità e li getteranno
nella fornace ardente" ( Mt 13,41-42 ), e che pronunzierà
la condanna: "Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco
eterno!" ( Mt 25,41 ).
1035
La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno
e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono
in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente
negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, "il
fuoco eterno" [Cf Simbolo "Quicumque": Denz.
-Schnöm., 76; Sinodo di Costantinopoli: ibid., 409.
411; 274]. La pena principale dell'inferno consiste nella
separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può
avere la vita e la felicità per le quali è
stato creato e alle quali aspira.
1036
Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti
della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla
responsabilità con la quale l'uomo deve usare la
propria libertà in vista del proprio destino eterno.
Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla
conversione: "Entrate per la porta stretta, perché
larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla
perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto
stretta invece è la porta e angusta la via che conduce
alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!"
( Mt 7,13-14 ).
Siccome
non conosciamo né il giorno né l'ora, bisogna,
come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché,
finito l'unico corso della nostra vita terrena, meritiamo
con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati
tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi
e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori
dove "ci sarà pianto e stridore di denti"
[Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].
1037
Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno; [ Cf Concilio
di Orange II: Denz. -Schönm. , 397; Concilio di Trento:
ibid. , 1567] questo è la conseguenza di una avversione
volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste
sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere
quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia
di Dio, il quale non vuole "che alcuno perisca, ma
che tutti abbiano modo di pentirsi" ( 2Pt 3,9 ):
Accetta
con benevolenza, o Signore, l'offerta che ti presentiamo
noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella
tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna,
e accoglici nel gregge degli eletti [Messale Romano, Canone
Romano].