Il
caso Galileo
di
Vittorio Viccardi tratto
da Il Timone - n. 1 Maggio/Giugno 1999
E'
il paladino della libertà scientifica e il testimone
dell'oscurantismo religioso cattolico. Questo nell'immaginario
popolare e sui libri di testo scolastici. Ma la verità
storica è un'altra. "Eppur si muove!".
Chi non ricorda questa celebre frase attribuita a Galileo
Galilei che volle così rispondere, ci viene detto,
con fiero cipiglio, alla lettura della sentenza di quei
feroci inquisitori che lo condannavano per le sue scoperte
scientifiche? Gran parte degli studenti ne sono persuasi.
Processato, condannato, torturato, incarcerato e, cosi`
credono in buona percentuale, anche bruciato sul rogo: questo
l'insieme delle cognizioni che la scuola e i mass media
ci propinano a proposito dello scienziato pisano. Solo una
minoranza esigua, più preparata, risponderà
che Galileo è giustamente famoso per aver applicato
per primo il metodo sperimentale, tipico della scienza moderna,
per aver perfezionato e utilizzato a fini scientifici il
cannocchiale, per aver scoperto il termometro, la legge
che regola le oscillazioni del pendolo, la montuosità
della luna, la natura stellare della Via Lattea, i 4 satelliti
di Giove, le anomalie di Saturno, le macchie solari e le
fasi di Venere. Diciamo la verità: più che
per la sua opera scientifica.
Galileo
è noto per i due processi subiti dall'Inquisizione
nel 1616 e nel 1633, che lo hanno fatto diventare un paladino
della scienza moderna e del progresso ed una vittima dell'oscurantismo
religioso e conservatore della Chiesa cattolica. Eccoci
dunque di fronte ad una vittima innocente immolata sull'altare
di quel cattolicesimo che pretendeva di possedere verità
assolute anche in materie scientifiche, ad un martire della
scienza, ad un testimone dell'irriducibile contrapposizione
tra la Fede religiosa e la scienza. Senza pretesa di esaurire
l'argomento, qualche considerazione ci aiuterà ad
avere le idee più chiare. In primo luogo: Galileo
non si considero` mai avversario della Chiesa, come tenta
di convincerci una delle più grandi menzogne che
ci siano mai state propinate. Conservo` la fede cattolica
fino alla morte, fu amico per lungo tempo di papi e di cardinali,
(il cardinale Maffeo Barberini, poi eletto Papa con il nome
di Urbano VIII, fu suo grande ammiratore) e da molti religiosi
fu protetto e incoraggiato nelle sue ricerche. Quando nel
1611 si reco` a Roma fu molto ben accolto dal padre Cristoforo
Klaus (Clavio) e dai gesuiti del Collegio Romano. Fu ricevuto
persino da Papa Paolo V, con il quale ebbe un lungo e caloroso
colloquio. Qualche mese prima, si era convinto delle fasi
di Venere analoghe a quelle della Luna, segno che il pianeta
girava intorno al Sole dal quale riceveva la luce. Il sistema
tolemaico era cosi` confutato, quello eliocentrico non era
certamente dimostrato, e tutto questo non sembrava pregiudicare
i suoi rapporti con il mondo ecclesiale. Anzi, mentre i
colleghi scienziati, con in testa il famoso Cremonini, accusavano
Galileo di vedere "macchie sulle lenti del telescopio",
non mancava al pisano l'appoggio dei potentissimi astronomi
e filosofi della Compagnia di Gesù (gesuiti), capitanati
da san Roberto Bellarmino, generale dell'Ordine dei Gesuiti
e consultore del Sant'Uffizio. E ancora. Quando padre Cavini
attaccherà Galileo a Firenze, nella chiesa di santa
Novella, lo scienziato verrà difeso dal padre Benedetto
Castelli, suo discepolo e professore di matematica a Pisa,
e dal maestro Generale dei Domenicani, padre Luigi Maraffi.
Sara` poi il cardinale Giustiniano ad ordinare al Cavini
di ritrattare pubblicamente le sue accuse. Senza dimenticare
che a Napoli, un altro religioso, il padre Foscarini, pubblicava
un elogio di Galileo e del sistema copernicano (che molti
gesuiti dotti approvavano) ottenendo l'approvazione ecclesiastica.
E ancora. Anche dopo la sentenza del 1633, che, oltre all'abiura,
lo "condannava" a recitare una volta la settimana
i sette salmi penitenziali per un periodo di tre anni, fu
ospitato nella villa del cardinale di Siena, Ascanio Piccolomini,
"uno dei tanti ecclesiastici che gli volevano bene"
(Messori).
Quindi,
si trasferì nella sua villa di Arcetri, detta "il
gioiello", alla periferia di Firenze. Morì con
la benedizione del Papa e ricevendo l'indulgenza plenaria,
segno che la Chiesa non lo considerava certamente un avversario
né lui considerava tale la Chiesa. Proprio una favola
quella dell'inimicizia, della contrapposizione invincibile,
dell'insanabile rottura tra lo scienziato pisano e la Chiesa
cattolica. Una favola che per primo contesterebbe proprio
lo scienziato pisano. Non va dimenticato, infatti, che al
termine della sua vita movimentata, lasciò scritto
che "in tutte le opere mie, non sarà chi trovar
possa pur minima ombra di cosa che declini dalla pietà
e dalla riverenza di Santa Chiesa". In secondo luogo:
la teoria eliocentrica (la Terra e i pianeti ruotano attorno
al sole) non fu inventata da Galileo. Già Aristarco
di Samo e la scuola pitagorica, cinque-sei secoli prima
di Cristo avevano sostenuto fosse la Terra a ruotare annualmente
intorno al sole. Questa teoria venne ripresa da Copernico,
sacerdote polacco, morto 21 anni prima della nascita di
Galileo. Se Copernico decise di pubblicare i suoi studi
solo l'anno della sua morte fu per timore di essere dileggiato
dai colleghi di studi, non certo da uomini di Chiesa (i
papi Clemente VII e Paolo III, cui l'opera di Copernico
era dedicata), dai quali ebbe favori e incoraggiamenti.
Proprio come accadde a Galileo, che ebbe tra i suoi più
fieri avversari i colleghi, peraltro irritati dal carattere
tutt'altro che facile dello scienziato pisano, non i religiosi.
In terzo luogo: Galileo non porto` alcuna prova scientifica
che potesse sostenere senza ombra di dubbio la teoria eliocentrica.
Per "provare" che la Terra ruotava intorno al
sole sosteneva che le maree erano dovute allo "scuotimento"
delle acque causato dal movimento terrestre. Ma questo argomento
era scientificamente insostenibile. Avevano ragione i suoi
"giudici inquisitoriali", i quali sapevano bene
che le maree sono dovute all'attrazione lunare. Sentiamo
Messori: "In quel 1633 del processo a Galileo, sistema
tolemaico (Sole e pianeti ruotano attorno alla Terra) e
sistema copernicano (Terra e pianeti ruotano attorno al
Sole) non erano che due ipotesi quasi in parità,
su cui scommettere senza prove decisive. E molti religiosi
cattolici stessi stavano pacificamente per il "novatore"
Copernico, condannato invece da Lutero". Il Cardinale
Bellarmino sosteneva che la teoria eliocentrica, considerata
come "ipotesi" scientifica (e ipotesi doveva correttamente
considerarsi, fino a quando non fosse stata dimostrata vera)
non era da scartare a priori, ma bisognava portare le prove.
La posizione del Bellarmino è assai più corretta
di quella di Galileo, che senza prove la spacciava per tesi
inconfutabile. Anzi, in questo specifico caso, proprio il
Bellarmino aveva assunto allora una posizione che la fisica
moderna, quella dei nostri tempi, dà per scontata.
In quarto luogo: nel processo del 1616 di Galileo non si
parla nemmeno. Ma, successivamente convocato al Sant'uffizio,
gli fu reso nota la condanna della tesi copernicana e imposto
di non insegnarla prima che venisse corretta (quattro anni
dopo la teoria fu corretta e qualificata come ipotesi e
non come tesi). L'ingiunzione gli venne comunicata privatamente
per non esporlo al dileggio dei colleghi. Galileo promise
di obbedire (e non lo fece) e venne ricevuto dal Papa in
persona. Una "condanna" straordinariamente mite.
Come
mite fu la "condanna" subita nel processo del
1633. Galileo non passò nemmeno un minuto in carcere,
non venne mai torturato, non gli fu impedito di incontrare
colleghi e religiosi (vanno a trovarlo uomini del calibro
di Hobbes, Torricelli e Milton), di scrivere, di studiare
e di pubblicare, tant'è che il suo capolavoro scientifico
- Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove
scienze - risale al 1638, cinque anni dopo la condanna.
Ci manca ancora un punto. La famosa frase "Eppur si
muove" con la quale abbiamo aperto queste considerazioni.
Un altro falso storico. Fu inventata a Londra, nel 1757,
dal brillante e spesso inattendibile giornalista Giuseppe
Baretti. Come si vede, nel caso Galilei abbiamo bisogno
di un po' di verità.
BIBLIOGRAFIA
Rino
Cammilleri, La verità su Galileo, in Fogli,
n. 90, Anno XI, settembre 1984.
Jean
Pierre Lonchamp, Il caso Galileo, edizioni Paoline,
Cinisello Balsamo (MI) 1990.